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Salute: le migliori scarpe per correre? I piedi nudi

Abebe Bikila, vincitore della Maratona alle Olimpiadi di Roma 1960

Le maggiori aziende calzaturiere si affannano nella ricerca dei migliori materiali; tomaie ai limiti della tecnologia informatica, gel speciali, ammortizzatori: le scarpe diventano oggetti innovativi.
Una ricerca condotta dall’Università della Virginia e ripresa dal professore Daniel Lieberman della Harvard University ha prodotto risultati interessanti: il miglior modo per correre è quello di farlo a piedi nudi. La macchina corpo umano è una macchina semi-perfetta: nella maggiore parte dei casi funziona meglio “nature”.
La memoria corre immediatamente alle Olimpiadi italiane di Roma del 1960 quando l’etiope Abele Bikila tagliò per primo il traguardo scalzo.

Lo studio è stato fatto analizzando tipologie differenti di corridori: quelli che corrono da sempre a piedi nudi, quelli che hanno sempre utlizzato le scarpe e quelli che dalle scarpe sono passati alla corsa “scalza”.
Si è verificato come l’utilizzo delle scarpe obblighi il runner ad un movimento innaturale, ad appoggiare il tallone prima dell’avampiede con conseguente rischio di infortuni o, comunque, di sollecitazioni fastidiose. Talloniti e tendiniti deriverebbero quindi anche dalle calzature indossate durante il jogging.

Pensadoci bene, sulla Terra, tutti gli altri animali si muovono con ciò che la Natura ha loro fornito. Noi, tra tutti, siamo gli unici a non fidarci delle nostre potenzialità. Oltretutto le popolazioni più antiche e ancora oggi alcune popolazioni che vivono a stretto contatto con la natura camminano a piedi nudi.
Se da oggi iniziassimo a non utilizzare più le nostre scarpe qualche problema l’avremmo ma, con il passare del tempo, il nostro corpo si attrezzerebbe rinforzandoci la pianta dei piedi: un ritorno all’antichità.

Valeria Panzeri