Tetto o non tetto? La difficile situazione della scuola italiana

Difficile la situazione nelle scuole italiane a pochi giorni dal termine per le iscrizioni dei ragazzi. Dopo l’annunciato tetto del 30 per cento di studenti stranieri nelle scuole e la rettifica a escludere da questa percentuale i bambini stranieri nati in Italia, regna la confusione. In Lombardia, infatti, alla dichiarazione dell Gelmini sull’inserimento dei nati sul territorio italiano si è risposto con una candida indifferenza, proseguendo sulla strada della circolare ministeriale. A Roma, l’assessore alle politiche scolastiche Laura Marsilio impone un tetto di cinque ragazzi per classe, possibilmente dello stesso gruppo linguistico. Nel frattempo dei venti milioni di euro promessi dal ministro per aiutare la manovra non c’è traccia.

In Lombardia, il direttore generale scolastico Giuseppe Colosio rende noto che “il numero degli alunni stranieri non può eccedere il 30 per cento degli iscritti a ciascuna classe” e che “deroghe in aumento o in diminuzione al limite stabilito potranno essere autorizzate dall’ufficio scrivente in casi eccezionali, debitamente documentati”. Una sorta di inasprimento del provvedimento, visto che la circolare del ministero parlava di innalzamenti del tetto per accertate competenza linguistiche, ma tant’è, l’autonomia delle scuole inserita anni fa grazie alla riforma Moratti probabilmente prevede anche esempi di discrezionalità di questo genere.

Sul problema dei nati in Italia, Marsilio precisa che parlare di stranieri vuol dire riferirsi a persone che non hanno la cittadinanza, quindi anche dei bambini nati sullo stivale. Grande confusione, quindi, nell’interpretazione delle parole della Gelmini.

Dei venti milioni di euro hanno chiesto conto le deputate Pd Maria Letizia De Torre e Maria Coscia, alle quali è stato risposto dal sottodegretario Giuseppe Pizza che in effetti le scuole dove si raggiunge il tetto del 30 pre cento sono poche e che quindi non c’è da allarmarsi. Del denaro, comunque, nessuna traccia.

A Bologna, in controtendenza, è stato rifiutata la “soglia di sbarramento”, mentre la direttrice della scuolaelementare romana Iqbal Masih precisa che il tetto non è applicabile, pena la chiusura di alcune scuole, definendolo un “follia” se applicato alle scuole dell’infanzia, dove i bambini imparano velocemente e diventato dei mediatori linguistici e culturali per gli adulti.

Da Berclusconi a Reggio Calabria alla Gelmini a Roma, il messaggio nei confronti degli immigrati è chiaro e preoccupante.

Simone Cruso