Alcoa: presto la risposta “privata” alla lettera di Silvio Berlusconi

Alcoa, la multinazionale dell’alluminio, ha comunicato che l’azienda risponderà “privatamente” alla lettera di Silvio Berlusconi, aggiungendo che le proposte del governo italiano si sono sarebbero rivelate “costruttive”, ma lasciando immutato il quadro delle speranze perchè se è vero che si comprendono i motivi della preoccupazione dei dipendenti, è altrettanto vero che secondo Alcoa, la possibilità di una retromarcia sui paventati licenziamenti dipenderebbe dalla posizione dell’Unione Europea in merito alla richiesta di rimborsare gli aiuti di Stato ricevuti dall’azienda sottoforma di un prezzo agevolato dell’elettricità.

Il premier aveva scritto una lettera al ceo dell’azienda, Klaus Kleinfeld, sottolineando la necessità che il gruppo mantenesse i suoi stabilimenti in Italia, evitando passi affrettati prima che gli organismi dell’Unione Europea si siano pronunciati sulla proposta fatta dall’italia, in quanto se la decisione di chiudere gli stabilimenti diventasse operativa, sarebbe creato un grave danno sociale in “aree disagiate del Paese”. Berlusconi aveva minacciato di rivedere i rapporti tra l’azienda e il governo italiano, se Alcoa non avesse atteso la decisione dell’Europa.

I pomi della discordia restano quindi il prezzo dell’energia e l’attegiamento della Commissione Europea. La multinazionale infatti si dichiara disposta a continuare la produzione in Italia purchè ci sia un accordo sul prezzo dell’energia necessaria al normale ciclo produttivo dell’azienda e una rinegoziazione della posizione dell’Europa rispetto a quanto stabilito a Bruxelles sulla restituzione dei 270 milioni di Euro.

Proprio la decisione dell’Ue aveva fatto scattare la contromossa dei vertici aziendali di Alcoa che avevano annunciato il 20 novembre lo stop degli impianti in Sardegna e in Veneto a partire dal 6 febbraio.

Il 2 febbraio intanto è stato annunciato un incontro a Roma tra i vertici dell’azienda e il governo, per cercare di scongiurare il rischio chiusura. L’Europa dal canto suo si pronuncerà sulla proposta italiana entra il mese di febbraio. I tempi per cercare una soluzione sono quindi davvero molto stretti. Per questo prosegue la mobilitazione degli operai sardi e veneti.

Enzo Lecci