Angelino Alfano: gaffe cocente in Corte d’Appello

Sembra ormai davvero ogni giorno più difficile il dialogo fra governo e maggioranza da una parte, e magistratura dall’altra. E le cerimonie di rito dell’inaugurazione dell’anno giudiziario non possono che approfondire il tema Giustizia, e spargere sale sulle ferite ancora aperte e tutte da curare, non si sa ancora in qual modo.

A riversarsi contro Angelino Alfano, ora, anche un incauta, avventata, forse un po’ distratta  “uscita” avuta dal ministro della Giustizia in occasione della cerimonia tenuta presso la Corte d’Appello dell’Aquila, alla quale il Ministro ha presenziato ieri. Lì l’anno giudiziario si è infatti inaugurato pressappoco nel solito modo, se non fosse per una dichiarazione probabilmente sfuggita in modo inconsapevole dalla voce del Guardasigilli dal ruolo e dall’operato al momento tanto discussi, a causa della sua strenua ed incontrovertibile presa di posizione in favore della difesa delle leggi che favoriscono in modo particolare il presidente del Consiglio di questa legislatura.

Ma quale sarebbe l’ormai tristemente noto “gesto involontario” di Angelino Alfano, che per quanto chiacchierato nelle ciarle da bar, probabilmente non verrà visto nella sua vera (e meno divertente) luce? Ebbene, di fronte alla Corte d’Appello dell’Aquila, nel bel mezzo della solenne atmosfera di gran cerimonia, mentre alcuni (forse pochi) mostravano nei gesti e nella figura di essere immersi nei pensieri e nel comune sentire (comune forse a pochi) degli ideali fondati su una Giustizia in continua evoluzione ed alla continua ricerca di se stessa all’interno dell’identità dell’assetto democratico, e molti altri (quanto meno più di questi ultimi) erano intenti a vegliare sulle procedure e sul rispetto formale del protocollo, ecco che il Ministro, a conclusione del suo discorso, saluta seriamente al microfono, chiosando: “Dichiaro aperto l’anno giudiziario.”

Il Presidente della Corte d’Appello dell’Aquila Giovanni Canzio, prendendo la parola, come prima cosa corregge la piccola distrazione del Guardasigilli. In tono non sappiamo quanto ironico, ma di sicuro perentorio, tenuto conto delle piaghe e delle reciproche ferite scambiate in questo periodo di dura convivenza fra potere legislativo e giudiziario, il giudice Canzio precisa, in tono di puntuale pedanteria: “Fino a quando non vi sarà una riforma in tal senso, l’apertura dell’anno giudiziario la dichiara il presidente della Corte”. E dunque, lui in persona, come il caso ha voluto. Scambio di occhiate e di sorrisi, e chi ha voluto intendere, ha inteso. Forse.

Simone Olivelli