Confindustria: disoccupazione al 10,1%. L’allarme della Cgil

Il Centro Studi della Confindustria ha pubblicato oggi i dati della Congiuntura flash riguardo il dato della disoccupazione nel nostro Paese.
“Il tasso di disoccupazione in Italia è stato dell’8,5% contro il 10,0% nell’Area euro. E il trend resta ascendente: a dicembre la percentuale di imprese che si attendeva una riduzione del numero di addetti (28,6%) era ancora nettamente superiore a quella che prevedeva un incremento (9,7%), benchè si fossero stabilizzate le opinioni sulle condizioni operative aziendali”.

“Includendo tra i disoccupati – aggiunge Confindustria – l’equivalente di forza lavoro delle ore erogate di CIG, il dato italiano sulla disoccupazione sale a 10,1% in linea con quello europeo”.
La Cgil, che si prepara a scendere in piazza il prossimo 12 marzo con il quarto sciopero generale della sua storia pluridecennale, ha messo sul piatto, intanto, i dati sulla Cassa Integrazione, nel periodo compreso fra ottobre 2008 (inizio della crisi) e dicembre 2009.
Le ore di Cassa integrazione (tra ordinaria e straordinaria) – spiega la Cgil nel suo rapporto – autorizzate sono state oltre 1 miliardo e sono stati coinvolte un milione di persone. Nel solo 2009 – spiega la Cgil – c’è stato il maggiore ricorso alla Cig di sempre, con oltre 918 milioni di ore (+311% sul 2008)”.

A preoccupare maggiormente i sindacati, anche a livello europeo, sono, inoltre, le previsioni dei vari osservatori economici che hanno dipinto un terrificante quadro per il futuro, spiegando che l’occupazione non tornerà a crescere almeno fino alla fine del 2011.
Chi perde il lavoro oggi, quindi, rischia di non trovare un posto stabile per i prossimi 24 mesi. E l’ottimismo del Governo, in quel caso, non basta.

Le nuove, ennesime, vittime della crisi economica, dopo che ieri gli operai sardi dell’Alcoa avevano occupato l’autostrada e l’aereoporto, sono i lavoratori e le lavoratrici che, fino a pochi giorni fa, lavoravano per la sede milanese del corriere espresso internazionale Dhl.
I circa settanta operi, italiani ed extracomunitari, raccontano come l’azienda abbia comunicato loro il licenziamento, il 18 gennaio, con un semplice fax privo di sostanziali spiegazioni.

I dirigenti del corriere si sono giustificati spiegando che, all’interno di una “normale riorganizzazione del lavoro”, hanno deciso di togliere un appalto alla cooperativa che dava lavoro ai 70 operai che, adesso, presidiano la sede di San Giuliano Milanese della Dhl.

L’ennesima situazione che dimostra, come nel caso dei lavoratori Fiat e Delivery Mail di Termini Imerese, quanto sia irresponsabile pensare di lasciare la gestione dell’economia del nostro Paese nelle mani di quelle persone che, anteponendo, con la connivenza dell’intero arco politico, il proprio profitto al benessere della società, hanno causato e aggravato la crisi.

Mattia Nesti