La Cina blocca gli incontri con i militari USA dopo il patto di Taiwan

Missile Patriot

La Cina ha detto che sospenderà gli incontri diplomatici con i militari degli Stati Uniti, in risposta all’accordo stipulato tra USA e Taiwan per la vendita di armamenti per un valore di 6,4 miliardi di dollari (circa 4,5 miliardi di euro) .

Il vice del Ministro degli Esteri cinese, He Yafei, ha detto che la vendita avrebbe un “impatto fortemente negativo” sulla cooperazione tra Stati Uniti e Cina.
I rapporti tra le due potenze erano già tesi dopo le proteste sul commercio e sulla censura imposta a internet.

Taiwan e Cina sono rette da governi distinti dalla fine della guerra civile cinese nel 1949, ma Pechino considera l’isola come facente parte del suo territorio.
Pechino ha centinaia di missili puntati verso l’isola e ha minacciato di usare la forza per riportarla sotto il suo controllo se Taiwan cercasse di raggiungere l’indipendenza formale.

Un’agenzia di stampa cinese ha riportato le parole del Ministro della Difesa cinese: “Considerando il grave danno e l’odioso effetto della vendita di armi statunitensi a Taiwan, la Cina ha deciso di sospendere gli incontri pianificati con i militari USA.”
Inoltre He Yafei ha detto che il patto di vendita avrà “ripercussioni che nessuna delle due parti avrebbe voluto vedere”.
Poco prima la Cina ha invitato l’ambasciatore statunitense Jon Huntsman a dare un avvertimento al suo Paese sulle conseguenze di questa cessione di armamenti.

Il Pentagono in precedenza aveva fatto sapere al Congresso americano della vendita di queste armi, che fanno parte di uno stock inizialmente promesso dall’amministrazione Bush.
La notifica da parte del Pentagono non significa necessariamente che l’accordo sia stato già concluso; infatti, i parlamentari americani avranno un mese per pronunciarsi sul tema prima che il patto venga stipulato.

Lo stock di armi comprende 114 missili Patriot, 60 elicotteri Black Hawk e materiale per le comunicazioni per la flotta di aerei caccia F-16 di Taiwan.

Ivan Rocchi