Nell’era dell’iPad, Google libri e l’editoria italiana: in lotta per i diritti d’autore

Anche gli editori italiani si sono mossi contro il nuovo accordo transattivo presentato da Google. Insieme alle associazioni degli editori tedeschi, austriaci e svizzeri, hanno infatti dichiarato alla Corte di New York le loro obiezioni all’accordo: più specificatamente si sono opposti all’idea che Google riesca a vendere opere d’autore fuori commercio senza alcuna autorizzazione, chiudendo la class action promossa dalle associazioni di autori ed editori americani per il servizio Book Search.

“E’ vero infatti che il nuovo accordo ha accolto molte delle nostre obiezioni precedenti – ha spiegato Marco Polillo, il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) – e in particolare la richiesta che per le opere europee valgano le normali regole del diritto d’autore e non quelle speciali introdotte dal Settlement, ma questa esclusione è parziale, perché continuano a essere incluse nell’accordo le opere, anche italiane, registrate al Copyright Office degli Stati Uniti. Le parti hanno reputato che fossero poche eccezioni, dimenticando che la registrazione al Copyright Office era invece una pratica comune, indispensabile fino agli anni Ottanta per tutelare le opere straniere negli Stati Uniti”.

L’obiezione principale sta nel fatto che il Settlement prevede che Google possa digitalizzare e vendere quegli scritti fuori commercio, pur registrate, ma senza l’autorizzazione degli aventi diritto, violando così la Convenzione di Berna sul diritto d’autore. Infatti, soltanto attivandosi sul Book Right Registry e dichiarando i diritti sui titoli si può bloccare la digitalizzazione di un libro.

E il caso vuole che il tutto stia succedendo a poche ore dalla presentazione Apple dell’iPad, il tablet-pc che scarica da internet centinaia di libri in formato digitale e permette di portarli sempre con sé.

Martina Guastella