Nisida, carcere minorile: abusi e sevizie su un giovane detenuto

Si è confidato con una guardia del penitenziario, quando non ne poteva più: un segreto agghiacciante. Ha raccontato le torture cui è stato sottoposto per giorni, nel carcere minorile di Nisida a Napoli. Stuprato, vessato, umiliato con atroce violenza da tre detenuti. Un quarto faceva il palo. Lo costringevano a ballare nudo. Gli mettevano la testa nel gabinetto e scaricavano. Gli imponevano prestazioni sessuali. La vittima un diciottenne detenuto in quella che viene considerata una delle strutture modello del Suditalia, per la rieducazione dei giovani criminali. Gli arrestati, tre, hanno tutti 19 anni ma si trovano ancora nel carcere minorile perché all’epoca dei fatti per i quali erano stati portati nella struttura non erano ancora maggiorenni. Uno dei quattro è anche coinvolto nell’omicidio di una guardia giurata.

Nell’ordinanza di custodia cautelare emessa in seguito alle indagini svolte dall’ufficio di sovrintendenza del corpo di polizia penitenziaria dell’istituto minorile si ipotizzano i reati di violenza sessuale di gruppo, stalking e lesioni aggravate. Coinvolta nell’indagine anche una quarta persona, minorenne, per la quale si procede in maniera separata. I violenti sono stati già trasferiti. Mentre gli altri detenuti si sono schierati con la vittima, manifestando solidarietà e sdegno. “I ragazzi hanno preso una posizione netta e forte in difesa di questo ragazzo”, spiega il direttore del carcere Gianluca Guida.

Oggi a Nisida ci sono 51 ragazzi e 9 ragazze; sulle carte la capienza della struttura prevede la metà delle persone. “Il carcere è tarato su 32 posti per ragazzi e 12 per ragazze – dice il direttore – Negli ultimi due anni siamo arrivati anche a raggiungere il picco di 60”. Numeri denunciati da tempo agli organi competenti. “Questo comporta che in una camera in cui dovrebbero dormire 3 persone – continua -, si sia costretti a farcene convivere fino a cinque”. Non basta. La legge consente ai ragazzi di rimanere nel carcere minorile fino ai 21 anni. E per Guida “sarebbe opportuno poter applicare in modo più flessibile la legge su questo punto”.

E’ definita una struttura modello. Il direttore del dipartimento di Giustizia minorile di Campania e Molise, Sandro Forlani, gli dà ragione e premette che Nisida è una “struttura modello, esemplare per la modernità dei percorsi di rieducazione, nota soprattutto per le iniziative positive che promuove continuamente”. “In un carcere minorile – spiega poi – arrivano anche ragazzi che hanno già conosciuto la realtà del penitenziario degli adulti”. “Se commettono un reato oltre i 18 anni – spiega -, vanno a Poggioreale. Poi magari diventa esecutiva l’ordinanza per un reato commesso da minori, e vengono portati a Nisida.

Manuela Vegezio