Termini imerese chiuderà, ma c’è il dialogo

L’incontro di ieri tra il ministro dello sviluppo Scajola e la Fiat non ha risolto nulla, come era prevedibile, ma ha contrbuito a un riavvicinamento tra le istituzioni e l’azienda di Torino. La situazione, in effetti, non era delle migliori, con Marchionne che aveva messo in cassa integrazione 30 mila operai, alla vigilia delle regionali, e il Governo che non accennava a concedere gli incentivi che avrebbero risolto, in favore della Fiat e parzialmente dei lavoratori, l’intera vicenda, con buona pace del Governo che non avrebbe perso la fiducia degli operai.

Comunque, sostiene Scajola, “il dialogo è ripreso“, le parti si incontreranno nuovamente il 5 febbraio, ma Marchionne avverte che su Termini Imerese non si torna indietro: la fabbrica chiuderà alla fine del 2011. Il problema, però, è cosa accadrà dopo. Lo stabilimento, infatti, non potrà sparire nel nulla nè essere demolito, ma dovrà essere riutilizzato. Alcune voci parlano del finanziere Nicola Cimino, che vorrebbe produrci auto elettriche, altre di un gruppo economico cinese e dell’imprenditore Gian Mario Rossignolo.

C’è poi una svolta importante nella protesta dei 13 operai della Delivery mail, che hanno deciso di scendere dal tetto sul quale stazionavano da diversi giorni. La decisione è arrivata all’indomani della promessa dell’azienda di concedere a tutti la cassa integrazione. Giacomo Locurcio, uno degli operai, dice “la regione ci pagherà due anni di cassa integrazione, il mio stipendio scenderà da 1300 a 950 euro.” Altra nota positiva per gli operai della Delivery mail sta nel fatto che la denuncia della Fiat contro di loro, accusati di ostacolare la produzione, verrà ritirata.

Grandi assenti degli incontri tra Governo e azienda sono i sindacati. La partita sembra sempre più giocata tra politica e poteri forti, in panchina, anzi in tribuna, stazionano i lavoratori, contenti (vedi il caso Delivery mail) anche di ricevere la cassa integrazione pur di non perdere totalmente il lavoro.

Simone Cruso