Bruce Lee vive e lotta insieme a loro (i cinesi)

 

Dalla Cina con… – Appunti, idee e commenti sul Celeste Impero nel nuovo millennio

Dalla Cina con… furore! Anche per chi non ha visto uno dei più famosi film di Bruce Lee sarà spontaneo completare la frase. Questo titolo è lo spunto per iniziare a parlare del mondo cinese, con l’obiettivo di suscitare curiosità più che di proporre certezze incrollabili. Anche perché, come scriveva Montaigne, solo gli idioti sono sicuri di tutto. Non vorrei correre questo rischio…

Partiamo da un film che non è proprio un capolavoro del cinema, ma che resta attuale. Dalla Cina con furore è la traduzione italiana del più sobrio titolo originale “La scuola Jingwu”. Ma di quale Cina si parla? Il film è ambientato nella Shanghai d’inizio ‘900, in cui l’imperialismo straniero si riprende dopo la rivolta dei Boxer.

Prodotto e distribuito nel 1972 a Hong Kong, allora colonia inglese, da qui partì per un giro del mondo degno dei libri di Jules Verne, con buoni incassi dagli Stati Uniti all’Italia. Eppure è un film che, oltre a uno spirito anti-giapponese, lancia qualche colpo ben assestato agli occidentali.

Se Chen, interpretato da Bruce Lee, fa ingoiare ai giapponesi l’insulto lanciato contro i cinesi (ingoiare letteralmente, per capire come basta guardare l’inizio del film), non meno efficace è lo sguardo che Chen getta al cartello in inglese che vieta l’ingresso al parco Huangpu ai cani e… ai cinesi!

La targa "incriminata"

Per inciso, recenti ricerche mostrano che questa targa è in realtà una popolare leggenda metropolitana. L’arroganza straniera è nel mirino, ma il film ottenne grande popolarità in occidente (e fu distribuito perfino in Giappone), dove Bruce Lee resta un simbolo. Tornata di recente da Hong Kong e dalla Cina, confermo che vari oggetti con l’immagine di Bruce Lee, dalle magliette agli accendini, sono venduti con successo anche agli stranieri. Me compresa…

Un Bruce Lee "commerciale"

Come si spiega il paradosso di un’icona anti-occidentale e anti-giapponese che ha successo anche tra le sue “vittime”? C’è chi, come Alberto Pezzotta, nota la popolarità dei personaggi interpretati da Bruce Lee fra le minoranze etniche e le classi sociali svantaggiate, che vedono Chen come il raddrizzatore delle ingiustizie commesse dai “bianchi”. Alcuni, come Serge Daney, ritengono che il successo dei film di kung fu in occidente sia legato al senso di sradicamento che pervade il mondo contemporaneo, che si specchia nel modo di combattere del kung fu, col suo gettare i corpi nello spazio vuoto.  Altri mettono in primo piano quell’amore per l’esotico che ha accompagnato tanta parte della cultura europea, e non solo.

Ma il paradosso si spiega anche con la memoria “a senso unico” che caratterizza tanta parte dell’opinione pubblica europea e americana, che tralascia pagine di storia che i cinesi non dimenticano. Questa, però, come si dice, è un’altra storia (o Storia?).

Laura Denaro