Il Papa: “salviamo i posti di lavoro”

Fare tutto il possibile per tutelare e far crescere l’occupazione, assicurando un lavoro dignitoso e adeguato al sostentamento delle famiglie”, con queste parole il Papa commenta la difficile situazione in cui versano “alcune realtà” come Termini Imerese e l’Alcoa di Portovesme.

“La crisi sta mettendo in grave pericolo molti strati della società” per questo, sostiene il pontefice, è necessario “grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti”. “Mi associo pertanto all’appello della Conferenza Episcopale Italiana – ha aggiunto Benedetto XVI -, che ha  incoraggiato a fare tutto il possibile per tutelare e far crescere l’occupazione, assicurando un lavoro dignitoso e adeguato al sostentamento delle famiglie”. Oggi ad assistere all’Anfelus, c’erano anche alcuni lavoratori si dell’Alcoa con uno striscione.

Il ministro del Lavoro Sacconi si dichiara d’accordo col santo padre, “Quanto chiesto dal Papa deve essere accolto dalle istituzioni e dalle imprese”, si legge in una nota ufficiale di Sacconi. “Tocca alle imprese esprimere quanto più quella responsabilità sociale che deve indurre a non compiere frettolose scelte di ridimensionamento occupazionale dopo aver avuto lunghi anni di utili e, magari, aiuti pubblici”, ha aggiunto.

Il Papa ha quindi aggiunto che “la carità, è il distintivo del cristiano. E’ la sintesi di tutta la sua vita: di ciò che crede e di ciò che fa. L’amore è l’essenza di Dio stesso, è il senso della creazione e della storia, è la luce che dà bontà e bellezza all’esistenza di ogni uomo”

Anche lasciando da parte l’amore, a salvaguardare il lavoro c’è qualcosa di ben più pregnante in ambito civile e soprattutto politico: l’articolo 1 della Costituzione, il quale sancisce che il lavoro è un diritto fondamentale e costitutivo della nostra repubblica e non un atto di carità.

Simone Cruso