Protesta dei magistrati: Caselli spara a zero sul Governo

“Ho aderito alla protesta per stare realmente dalla parte dei cittadini. Altro che casta,non siamo messi in condizione di rendere il servizio che la cittadinanza si aspetta”. Così il procuratore Caselli in un’intervista alla stampa risponde al Ministro della Giustizia Alfano e conseguentemente all’intero Governo sulla questione della riforma della giustizia. Secondo il procuratore della Repubblica di Torino infatti quelli del governo sarebbero solo proclami, elettorali o meno.

Caselli prosegue facendo presente che ogni giorno nella sua procura arrivano circa 150 richieste di “possibili reati” , che gli addetti devono analizzare, quasi sempre senza avere i mezzi e gli strumenti necessari. Molti di questi fascicoli infatti richiedono “investigazioni complesse, con il ricorso  ad intercettazioni telefoniche”. Il taglio netto di queste, progettato dal governo, impedirebbe di seguire adeguatamente i casi che giungono sul tavolo della procura e allora la parola “sicurezza” tanto sbandierata da Ministri e dallo stesso Presidente del Consiglio non avrebbe  assolutamente nessun senso. Caselli infatti chiama “pubblicità ingannevole” il metodo comunicativo ed annessi contenuti del governo sul tema giustizia.

Tutto questo si traduce nel fatto che di quei 150 fascicoli, a ben pochi è possibile dedicare la necessaria attenzione, fare le dovute indagini, con i mezzi adeguati per farle. Ed ecco appunto che si ripresenta il problema sicurezza; il fatto che la maggior parte di queste potenziali indagini non si trasformino in procedure concrete va a danneggiare il cittadino, essendo il più delle volte lui stesso ad aver richiesto di indagare, lui stesso ad essere stato vittima del reato descritto nel fascicolo, che si perderà negli armadi della Procura (non solo quella di Torino, chiaramente).

La questione del processo breve è ancora più grave; Caselli non è contro il provvedimento in sè stesso ma  sostanzialmente è ” un’altra formula ingannevole se si fissano dei termini , senza però fare nulla perché possano essere davvero rispettati. Sono a rischio diritti fondamentali dei cittadini, sempre meno tutelati. Che i cittadini sappiano che vogliono farci correre con le pinne, e non con le scarpe”.

La carenza dei mezzi per indagare, unita al fatto che i tempi dei processi si accorceranno, dimezzeranno almeno, senza che gli stessi mezzi non vengano potenziati porterà secondo Caselli ad una sorta di morte della giustizia; il tutto corollato dal fatto che i magistrati sono considerati spesso dei fannulloni, sempre e comunque politicizzati ( contro il governo) , intenti a difendere i propri privilegi e nient’altro.

Un piccolo ragionamento a conclusione: Innanzitutto, come NewNotizie aveva già riportato in un precedente articolo, da un recente sondaggio si è visto che gli italiani credono ancora molto nella magistratura, questo nonostante la guerra “fratricida” tra istituzioni ( Governo e appunto magistratura).

Inoltre sembra sensato pensare che il Procuratore Caselli non abbia tutti i torti e, forse ne ha ben pochi; probabilmente esistono delle esagerazioni anche da parte di alcuni magistrati, ma è un fatto che la giustizia in Italia sia estremamente lenta e che a niente serva  abbreviare il tempo massimo permesso ad un processo per il suo svolgimento senza potenziare organico e mezzi necessari a quello stesso organico per indagare. Anche raddoppiasse, ipoteticamente, il numero di magistrati, con cosa indagherebbero? E come?  Lo stesso Caselli ha dichiaratoche  “sono ridotto dal mio ruolo a fare l’accattone, chiedendo in giro quei supporti indispensabili per consentire i servizi”.

A.S.