Bersani a Bologna per parlare del dopo Delbono

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:13

E’ previsto per oggi l’arrivo del segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, nella città di Bologna. Un appuntamento che il dirigente democratico non può più permettersi di rimandare; il rischio che la cattiva (o mancata) gestione dell’affaire Delbono possa, infatti, determinare ulteriori complicazioni all’interno del suo partito si fa sempre più alto e potrebbe repentinamente condurre a una totale disaffezione da parte degli elettori.

Per scongiurare il pericolo di un allontanamento tra il partito e la gente ormai disillusa e sempre più propensa a liquidare la faccenda del sindaco dimissionario come l’ennesima dimostrazione che in politica “così fan tutti”, Bersani affronterà oggi il nodo spinoso delle candidature, in attesa di comprendere se a Bologna potrà “celebrarsi” un Election Day o se, piuttosto, le elezioni Regionali e quelle Comunali dovranno svolgersi nel corso di due diverse giornate.

Secondo gli ultimi aggiornamenti, infatti, le modifiche alla legge che il ministro Maroni aveva comunicato di voler apportare, insieme ai tecnici del dicastero dell’Interno, non sono ancora state definite e per questo motivo, l’eventualità di una data comune (per le Regionali e per le Comunali) si fa sempre più remota nella città emiliana.

Oggi Bersani dovrà dunque sfogliare, insieme ai membri del Pd bolognese, un dossier particolarmente faticoso, per tentare di gettare le basi di una consultazione generale (che comprenda anche le parti sociali) che porti all’individuazione di un candidato condiviso. La nebbia sul toto-nomine nella città delle Due Torri si fa, infatti, sempre più fitta. Accanto ai tre nomi che circolano già da qualche giorno, ieri si è aggiunto quello di Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria, sostenuto dall’Idv. Senza considerare gli euforici entusiasmi suscitati da una ipotetica candidatura di Romano Prodi che sembra, però, orientato a declinare l’invito.

Una vicenda, quella della gestione e della messa a punto delle nomine, che a Bologna  crea un trasversale scompiglio e che non sembra preoccupare solo il centrosinistra. Sul fronte avversario, infatti, l’investitura di Giancarlo Mazzuca alla guida della città emiliana, ufficializzata qualche giorno fa dal Pdl, pare abbia causato non pochi malumori. E compromesso un possibile apparentamento con l’Udc che ha bollato la designazione dell’ex direttore de Il Resto del Carlino come una scelta “paracadutata” dall’alto. Di più, Pierferdinando Casini ha ieri lanciato un messaggio che pare fugare ogni dubbio residuo circa la sua volontà di mantenersi libero da vincoli e accordi preconfezionati. A sinistra e a destra: “Noi non siamo un salvagente del Pd – ha detto – il nostro obiettivo è smantellare i due poli“.

La sensazione è che proprio nella sua città il leader dell’Udc abbia voglia di rivendicare il peso elettorale che un’intesa con il suo schieramento potrebbe fruttare e dettare – di conseguenza – le condizioni a lui più vantaggiose per celebrare l’enensima unione di convivenza.

Maria Saporito

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