Boosta dei Subsonica si racconta sulle pagine di Max e parla della sua Torino

Boosta, uno dei componenti dei Subsonica, celebre gruppo dance rock italiano, nato in quel di Torino nel 1996, si confida sulle pagine del mensile Max, nelle edicole dal prossimo giovedì 4 febbraio, in cui racconterà della sua città che ha dato vita al gruppo musicale da lui fondato. Non poteva esserci altra città più azzeccata in cui la band potesse vedere la sua nascita. Boosta racconta: “Torino è l’alveo nel quale sono nato e cresciuto e che mi ha permesso di diventare musicista. (…) L’esplosione mediatica post-Olimpiadi noi abbiamo cominciato a viverla già a metà degli anni Novanta, per input, stimoli, forme d’arte e intreccio di culture… I Subsonica non avrebbero potuto nascere altrove”.

Sulle pagine del mensile, Davide Dileo, meglio conosciuto col nome “Boosta” appunto, come abbiamo detto, fondatore dei Subsonica ai quali ha prestato voce e tastiere, ma anche dj, scrittore, produttore, presentatore televisivo e radiofonico, oltre che musicista ovviamente, così ci parla della sua Torino: “Negli anni ’80 era la città-fabbrica che aveva solo la FIAT… se oggi vai in piazza Vittorio sembra di stare sulle Ramblas. Torino sotto il profilo artistico è unica (…) con un tessuto culturale splendido (…)”. Una città all’avanguardia che “negli anni Novanta è stata la prima città connessa col resto d’Europa, la prima a portare in Italia realtà inglesi che segnavano la rottura tra la musica elettronica e il pop. Qui già si ballavano i Chemical Brothers e dal gemellaggio con Berlino sono nati festival importantissimi come il Traffic ed eventi unici come Club to club. Torino è sempre stata predisposta all’ascolto”.

Ed è nel corso di questa appassionante intervista che il membro di una delle music band più all’avanguardia del nostro Paese, attraverso uno sguardo affettuoso alla sua città, ci parla della realtà nella quale vive e che lo ha portato sulla strada della musica, nella quale un ruolo centrale viene giocato da una Torino agli occhi dei più “sconosciuta”, ma che raccoglie tutto ciò che di “alternativo” c’è, nell’ambito artistico nostrano.

Emanuela Longo