Legittimo impedimento: Quale soluzione? Sì di Casini solo se “ad personam”

Pierferdinando Casini oggi a Montecitorio si è espresso favorevolemente rispetto all’istituzione del legittimo impedimento per quanto riguara il Presidente del Consiglio. In un clima rovente, in cui la magistratura, quella che appunto sta indagando su Silvio Berlusconi, protesta in modo veemente contro i provvedimenti del Governo sulla giustizia, il leader dell’Udc si schiera parzialmente dalla parte del Pdl, parzialmente perchè  “In linea di principio il nostro intendimento e’ favorevole, ma ora voglio dare un’occhiata agli emendamenti. E se il testo sul legittimo impedimento riguarda solo il presidente del Consiglio, noi votiamo a favore”.

Questo vuol dire che, utilizzando la ormai famosa espressione “ad personam”, solo nel caso in cui la legge lo fosse, l’Udc darebbe il suo consenso; se invece il legittimo impedimento riguardasse anche i ministri, come è stato paventato da alcune fonti, “allora le cose cambierebbero“. Un totale ribaltamento rispetto a ciò che la gran parte dei politici dicono; sia a destra che a sinistra rifiutano infatti il principio di una legge governata da questa “filosofia”.

Casini non ha però specificato la posizione del suo partito nel caso in cui l’estensione del provvedimento ai ministri divenisse una realtà. Non si è capito infatti se l’Udc voterà contro la legge o si limiterà ad astenersi e a non prendere una posizione netta sulla questione.

“Noi siamo favorevoli a una tutela del presidente del Consiglio, perché riporterebbe un pò di serenità, e quindi voteremmo a favore, però cambia se ci mettono altri ‘vagoni’, che riguardano anche altre figure”: ha ulteriormente specificato Casini.

La legge in questione è una sorta di traghetto verso una “nuova edizionedel Lodo Alfano e garantirebbe al presidente del Consiglio di svolgere in piena autonomia il suo lavoro senza “ostacoli” da parte della magistratura. Uno dei problemi più rilevanti deriverebbe dal Processo Mills, nel quale Berlusconi è indagato e nel corso del quale è richiesta, quindi la sua presenza. Se la norma vennisse approvata, il procedimento verrebbe bloccato e rimandato a data da destinarsi.

E proprio quì sta il nodo della questione: è giusto rimandare i processi? E’ giusto sostenere una norma che allunga il termine di un procedimento penale e nel contempo portarne avanti una come quella del “processo breve” fattualmente contratria? L’opposizione al solo sentir parlare di ” legittimo impedimento” insorge furiosa, “capeggiata” dal leader dell’ Idv, Antonio di Pietro.

Dalla parte governativa, invece, non vedono il problema, in quanto la  possibilità – tanto sbandierata dall’opposizione – che Berlusconi possa sfuggire ai suoi processi non esisterebbe, in quanto si tratterebbe “solo” di un ritardo necessario allo svolgimento del lavoro di presidente del Consiglio. Lavoro che, secondo la maggiornaza, non può certo essere rimandato perché lo setsso premier risulta indagato.

Il problema è spinoso dal momento che, da una parte la Costituzione garantisce che la “legge è uguale per tutti” e quindi sembrerebbe contraddire l’eventualità che si possa adottare un provvedimento che  elevi uno o più individui ad un “rango diverso”; dall’altra, però, non si può nemmeno usare la stessa Costituzione come arma simbolica perché il fatto che una persona sia indagata non ne garantisce la colpevolezza.

 Inoltre, un’eventuale defezione di Berlusconi porterebbe il Paese in uno stato di instabilità totale che non farebbe altro che aggravare la situazione delle persone normali e dei più deboli, facendo crollare la Borsa e tutto ciò che ne consegue.

Insomma, da qualunque parte la si voglia guardare, la vicenda sembra non prospettare alcuna soluzione ottimale, ma portare, piuttosto, verso provvedimenti temporanei (forse al limite della legalità), considerati da molti necessari.

A.S.