Rapimento e torture Abu Omar: Il Sismi probabilmente sapeva

Il rapimento dell’Imam di Milano, Abu Omar, venne organizzato dalla Cia. Il Sismi, con a capo Nicolò Pollari, ne era a conoscenza e forse ha contribuito alla sua attuazione. La responsabilità penale dei servizi segreti italiani non è stata accertata per via del segreto di Stato posto sulla vicenda dai governi Prodi e Berlusconi; segreto che secondo la Corte costituzionale costituisce “un paradosso logico e giuridico di portata assoluta e preoccupante“.

All’esito del processo furono condannati gli agenti della Cia mentre per gli ex vertici del Sismi, Nicolò Pollari e Marco Mancini, fu disposto il “non doversi procedere” per l’esistenza del segreto di Stato.

Questo, in summa, è il passaggio fondamentale con il quale il giudice Oscar Magi, il 4 novembre scorso, condannò esclusivamente gli agenti degli Stati Uniti, essendosi dovuto attenere alla disposizione del segreto di Stato imposto per gli esponenti dei Servizi segreti italiani. Il giudice, nelle motivazioni della sentenza del processo per il sequestro dell’ex imam di Milano, spiega di essersi “attentamente adeguato” ai dettami della sentenza della Corte costituzionale. Ma aggiunge: “L’esistenza di una autorizzazione organizzativa a livello territoriale nazionale da parte della massime autorità responsabili del servizio segreto Usa lascia presumere che tale attività sia stata compiuta quanto meno con la conoscenza (o forse con la compiacenza) delle omologhe attività nazionali, ma di tale circostanza – prosegue il giudice – non è stato possibile approfondire le evenienze probatorie (pur esistenti) per l’apposizione – opposizione del segreto di Stato da parte delle attività governative italiane”.

Un caso difficile e delicato, non solo perchè potrebbe gettare un certo discredito sui Servizi segreti italiani, ma anche perchè implicherebbe il coinvolgimento di due governi italiani (quello guidato da Silvio Berlusconi e quello di Romano Prodi) in una vicenda dai risvolti compromettenti (Abu Omar venne, infatti, seviziato e torturato) e preoccupanti sul piano della moralità istituzionale.

Simone Cruso