Trattative Stato-mafia: parla il testimone Ciancimino

Nell’aula bunker dell’Ucciardone (a Palermo), Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco Vito Ciancimino, è chiamato a testimoniare su Mario Mori, ex capo del Servizio segreto civile, accusato, assieme al colonnello Mauro Obinu, di aver favorito la latitanza del boss Bernardo Provenzano. I pubblici ministeri: Nino di Matteo e Antonio Ingroia devono verificare se i due ufficiali, nel 1995 a Mezzojuso, abbiano effettivamente fatto fallire il blitz che avrebbe portato alla cattura del noto mafioso.

Massimo Ciancimino si dichiara all’oscuro della vicenda, ma sostiene di aver assistito nel 1992 all’incontro – mediato dal padre Vito –  tra Cosa Nostra e l’entourage di Mori, volto a far cessare la strategia delle stragi. Il patto avrebbe previsto la fine degli omicidi illustri in cambio di alcuni privilegi per i boss ed è da questo episodio che, secondo i pm, sarebbe cominciata la collusione di alcune istituzioni con la malavita, nonchè la latitanza indisturbata di Provenzano.

Gli ufficiali del Ros: Mario Mori e Giuseppe De Donno, hanno sempre ribadito: “Il contatto con Vito Ciancimino era esclusivamente per indurlo alla collaborazione con lo Stato”. Dal canto loro, i carabinieri negano di aver mai ricevuto un papello o comunque delle richieste da parte di Cosa Nostra e affermano di non aver mai incontrato il figlio di Don Vito alla vigilia dell’omicidio Borsellino.

A smentirli, però, ci sono le parole dello stesso Massimo Ciancimino che sostiene che Mori avrebbe incontrato suo padre prima della strage di via D’Amelio, corroborando l’ipotesi secondo la quale il guidice Borsellino aveva subodorato la nascita di quei rapporti tra Stato e Mafia. Soprattutto, il testimone dice che il papello con le richieste di Cosa Nostra sarebbe passato proprio per le mani dei carabinieri.

Ciancimino resta un testimone, non è un collaboratore di giustizia. Di recente, la corte d’appello ha confermato la sua condanna per riciclaggio e la confisca di 60 milioni di euro di beni. Il suo ruolo per far luce su una vicenda davvero scottane per la politica e le istituzioni in genere, risulta di grande importanza. Nel caso in cui le sue dichiarazioni dovessero trovare un riscontro, infatti, si getterebbe una luce sinistra sull’operato dello Stato, che potrebbe essere accusato di confondere la propria attività  con quella del “male” che è chiamato a combattere.

Simone Cruso