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Arti marziali vicine e lontane

 

Dalla Cina con… – Appunti, idee e commenti sul Celeste Impero nel nuovo millennio

La memoria è radice o specchio deformante? Probabilmente entrambe le cose. Come scrivevo, i cinesi non dimenticano la storia, anzi la stanno riscoprendo. In questi ultimi anni, in cui la Repubblica Popolare Cinese ha iniziato a vestire i panni della potenza internazionale e a trovarli piuttosto comodi, le tradizioni non solo non sono più bandite come eredità del passato “reazionario” della Cina prima di Mao, ma sono diventate un importante collante all’interno e un’attrazione all’estero, portando fama, prestigio e soldi al Celeste Impero rinnovato.

Crouching Tiger, Hidden Dragon e Hero sono due esempi del successo planetario ottenuto da opere che riprendono la tradizione dei film wu xia, dove spettacolari combattimenti mettono in primo piano la bravura nelle arti marziali degli attori sullo schermo e dei loro maestri d’armi e coreografi dietro le quinte. Non solo colpi ad effetto, però, ma anche un retroterra fatto di letteratura, storia e filosofia, soprattutto confuciana, che non è sempre colto dallo spettatore.

A Kaifeng ho assistito a un’esibizione di arti marziali, meno spettacolare di quelle messe in scena dai vari Jet Li, Michelle Yeoh…, dai Bruce Lee di oggi per intenderci. Un maestro, meno asciutto rispetto alle star citate sopra, si proponeva di rompere con le mani un recipiente di metallo, sfidando gli spettatori a verificarne la consistenza. Il pubblico era abbastanza numeroso nonostante la giornata nuvolosa, ma il nostro “Bruce de’ noantri” con maglietta finta Adidas non mancava di notare le due presenze occidentali, chiamandole a controllare.

Un'esibizione di arti marziali a Kaifeng (foto L. Denaro)

Con un po’ di sforzo, la dimostrazione è andata in porto. Nei nostri occhi resta lo spettacolo, caricato con un po’ di scena. Volete divertirvi? Ecco quello che vi aspettate: movimenti sinuosi, sguardi concentrati, urla fenomenali.

Dalle sale cinematografiche americane che hanno fatto incassare dollari sonanti ai film diretti da Ang Lee e Zhang Yimou al parco nello sperduto nord della Cina si offrono al pubblico alcuni stereotipi, più o meno ben confezionati. Intendiamoci il desiderio di evasione non è estraneo ai cinesi. Tuttavia a loro è familiare quell’eredità fatta di storia, filosofia, estetica… che accomuna i cinesi dalla Repubblica Popolare a Taiwan, da Hong Kong a Macao fino alle “Chinatown” in tutto il mondo. Come nota lo stesso Ang Lee, è vivo il desiderio di rievocare le antiche tradizioni di una Cina lontana nel tempo, che diventa un luogo mitico, in cui la storia è arricchita e modificata dai ricordi, dalla fantasia, dal “meticciato” che deriva dalla diaspora cinese, dalle esperienze professionali all’estero, dall’impatto con un pubblico e un’industria cinematografia quasi senza confini.

Il cinema è memoria o specchio deformante? Forse entrambe le cose…

 

Laura Denaro