Emma Bonino e la crisi del Pd

L’appoggio alla candidatura di Emma Bonino come presidente della regione Lazio è stata una mossa a rischio per il Partito Democratico: questo lo si era capito sin da subito. Le lotte portate avanti dalla stessa Bonino insieme a Marco Pannella negli ultimi trent’anni – su tutte, quelle in favore del divorzio e dell’aborto – non potevano che mettere in cattiva luce la candidata radicale agli occhi delle frange più cattoliche del Pd.

Fatto sta che l’abbandono del Partito Democratico da parte di Paola Binetti – deputata dell’area cattolica più estrema – è stato messo in stretta relazione con l’appoggio accordato dal partito alla Bonino. Non solo. Dato che il Pd negli ultimi tempi è decisamente in crisi, alcuni hanno pensato bene di addossare alla candidata radicale la colpa della tempesta in cui rischia di naufragare il più grande partito di centro-sinistra. La risposta della Bonino non si è fatta attendere ed è stata chiara: “Non credo che sia la mia candidatura a mettere in crisi il Pd. La questione ha altre motivazioni”: ha affermato la stessa in un’intervista a La Stampa. La scoperta dell’acqua calda, verrebbe da dire, ma evidentemente per qualcuno non era così.

La dura lezione impartita da Vendola al Pd nelle primarie in Puglia ne era già stata la spìa più evidente, avendo messo ulteriormente in luce i difetti di un partito che dalla sua nascita non ha mai trovato pace: il distacco eccessivo dalla Sinistra storica e dal Pci (di cui dovrebbe essere erede), la scelta di candidati non sempre adatti, il bisogno di rinnovare una Trojka di partito che sembra sempre e comunque dominata dall’enigmatica figura di Massimo D’Alema.

Tempesta a sinistra, dunque, anche se la Bonino stessa ha dichiarato che la sua candidatura potrebbe attirare voti d’opinione nell’elettorato di destra e tra i cattolici riformisti. “Penso di avere una storia, parole d’ordine e un modo di intendere la partitocrazia – afferma – proprie anche di gente perbene che ha votato a destra […] Credo anche di avere attrazioni di voto cattolico – aggiunge poi – pure di altro schieramento. Tanto è vero che, non essendo questo un Paese musulmano, abbiamo vinto in tempi più difficili grandi battaglie di libertà grazie ai credenti”.

Tutto questo mentre la sua candidata rivale del Pdl, Renata Polverini, invertendo una forma mentis tipica della destra conservatrice, ieri si è furbescamente dichiarata a favore di un’ipotetica legge sulle coppie di fatto: mossa astuta, visto che una legge del genere non sarebbe di competenza regionale.

Così, mentre la sinistra litiga e si allontana sempre di più dalle sue origini, la destra si concede affermazioni da sinistra riformista. Sommando gli addendi il risultato finale non cambia: confusione crescente e seria perplessità sulla candidature di Pd e Pdl per la successione a Marrazzo, in quella che è politicamente considerata una delle regioni chiave del Paese.

Roberto Del Bove