Mafia, Ciancimino fa dichiarazione bomba: “C’erano rapporti diretti tra Dell’Utri e Provenzano”

Il sospetto c’è sempre stato, ma se a dirlo è il figlio di un ex mafioso allora le cose cambiano. “Mio padre mi disse di avere informato i carabinieri che se si voleva catturare Riina si doveva utilizzare Provenzano”. Lo ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito, al processo, per favoreggiamento alla mafia, al generale dei carabinieri Mario Mori. Il testimone ha raccontato che dopo la strage in cui venne ucciso il giudice Borsellino la trattativa, intrapresa con i carabinieri del Ros dopo l’eccidio del magistrato Giovanni Falcone, cambiò interlocutori e oggetto. “L’uccisione di Borsellino – ha spiegato – convinse mio padre che con Riina non si poteva trattare. A quel punto decise di riprendere i contatti con i carabinieri, prima finalizzati a ottenere la resa dei latitanti di mafia, e a spostare l’oggetto dell’accordo sull’arresto di Riina”.

Secondo Ciancimino il padre avvertì Mori, all’epoca vice comandate del Ros, che l’obiettivo dell’arresto del padrino di Corleone si poteva raggiungere solo col contributo di Provenzano che diventa l’elemento chiave di quella che il testimone indica come la seconda fase della trattativa. E sui rapporti tra Dell’Utri e Provenzano Ciancimino Jr. dice: “Marcello Dell’Utri e Bernardo Provenzano avevano rapporti diretti. Me lo riferì mio padre a cui era stato detto dal capomafia” Dopo il suo arresto – continua Ciancimino Jr. – a dicembre del ’92, mio padre si convinse che i carabinieri l’avevano tradito e che avevano un nuovo interlocutore, probabilmente con l’avallo di Provenzano. Anni dopo mi rivelò che, secondo lui, il nuovo referente istituzionale sia della mafia che dei soggetti che avevano condotto la trattativa fosse Marcello Dell’Utri”. Lo ha detto Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito, al processo, per favoreggiamento alla mafia, al generale dei carabinieri Mario Mori. “Mio padre – ha proseguito – era convinto che, una volta sfruttato il suo contributo per l’arresto di Riina, i carabinieri l’avessero mollato”.

Una tesi avvalorata, secondo l’ex sindaco, dal fatto che subito dopo aver consegnato la documentazione che portava al covo del boss, gli era stata notificata una nuova misura cautelare. Tutto ciò – secondo il teste – significava che era entrato in gioco un altro soggetto che aveva assicurato nuove garanzie. Ciancimino ha inoltre raccontato che nelle ultime fasi della trattativa a cui prese parte il padre, gli argomenti affrontati tra l’ex sindaco, Bernardo Provenzano e l’agente dei Servizi che nell’ombra avrebbe seguito tutte le vicende, erano più ampi della sola cattura di Riina. “Era il ’92 – ha spiegato – l’anno dell’avanzata politica della Rete e della Lega e si discuteva della necessità di non disperdere l’enorme patrimonio elettorale della Dc, di cercare cioè il riferimento in un’atra entità politica.

Manuela Vegezio