Mariastella Gelmini: eliminare lo studio della geografia

Il Ministro dell’istruzione Gelmini ha proposto di mandare, definitivamente, in cantina lo studio della geografia presso le scuole secondarie.

Dopo la proposta di condannare il padre dell’evoluzionismo Charles Darwin all’oblio (strenuamente sostenuta da Letizia Moratti quando quel Ministero era di sua specifica competenza) ora pare proprio che per mappamondi, atlanti, cartine fisiche e politiche sia giunto il tempo di battere in ritirata.

La volontà è quella di introdurre materie sostitutive quali la scienza dei luoghi e delle connessioni, la geopolitica, la geoeconomia e la geosocietà. Tali materie potrebbero rivelarsi sicuramente interessanti per i ragazzi ma forse, prima di entrare in aree così specifiche, sarebbe utile avere alle spalle una solida conoscenza generale della geografia al fine di cogliere al meglio queste branche di approfondimento.

Il professor Pietro Gagliardi, docente ordinario di geografia presso la facoltà di Lettere e Filosofia delll’Università Statale della Calabria è immediatamente sceso in campo entrando in polemica con il progetto paventato dalla Gelmini. Ecco alcuni tratti salienti delle sue dichiarazioni:

“Si potrebbe sarcasticamente commentare che la conoscenza del pianeta, dei monti, dei fiumi, dei laghi, è già nota fin dai tempi della scuola elementare e, quindi, che cosa serve ancora? Che altro c’è da conoscere?”

“Ci sarebbe da rimanere stupiti, o meglio, smarriti  – continua ancora Gagliardi – di fronte ad una simile domanda, perché è come affermare l’inutilità di andare oltre nel processo di conoscenza della Terra, mentre tutto, dal clima alla biodiversità, dall’agricoltura alla desertificazione, dalle migrazioni umane alla valutazione delle risorse, tutto necessita di speculazioni approfondite per l’interpretazione attenta dei legami che concorrono all’individuazione corretta della realtà in continua evoluzione.

Cancellare l’insegnamento della Geografia nella scuola secondaria coincide con l’eliminazione di una capacità diagnostica di approccio agli eventi”, spiega Gagliardi. “Una sorta di eliminazione dei criteri di affronto delle problematiche ambientali, una seria intenzione di eludere l’attenzione della gente comune dalla possibilità di generare modelli di sviluppo congruenti con le situazioni locali, in nome di valutazioni assunte in sede internazionale, talora scarsamente attendibili o, addirittura, generate solamente dal potere.”

Valeria Panzeri