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Matteo Ricci, un “amico” della Cina

 

Dalla Cina con… – Appunti, idee e commenti sul Celeste Impero nel nuovo millennio

Nel 2010 si ricorda il quarto centenario della morte del gesuita Matteo Ricci (1552-1610). Per chi si interessa di cinema e di storia la recente proiezione, organizzata presso il centro San Fedele di Milano, di Matteo Ricci, un gesuita nel regno del drago di Gjon Kolndrekaj è stata un’utile occasione per acquistarne il dvd. Infatti, l’opera è stata finora presentata in occasioni “di nicchia”, dal Festival del cinema di Venezia al convegno milanese “Dell’amicizia. Matteo Ricci: Oriente e Occidente in dialogo” del 23 gennaio. Le iniziative per ricordare il gesuita di Macerata, comunque, si moltiplicano e avremo modo di citarne alcune durante l’anno.

 
Un ritratto di Matteo Ricci (foto di Mountain - Guangqi Park a Shanghai)

 

Tutto sembrerebbe, quindi, tranne che Matteo Ricci sia snobbato proprio a 400 anni dalla fine della sua avventura umana e religiosa in Cina. Eppure, per usare un’espressione che il giornalista Mauro Ferretti coniò per Fausto Coppi, paradossalmente direi che il missionario italiano è “un uomo solo al comando”. Quanti italiani conoscono Ricci? Non ci sono sondaggi, ma sfido chiunque a contraddire la mia stima: pochi.

Profondo conoscitore della lingua e del pensiero cinese, dotato di un ricco bagaglio scientifico, autore dei primi testi capaci di trasmettere il cristianesimo in Cina, ma anche del primo mappamondo disegnato secondo moderni criteri e di un dizionario sino-portoghese, traduttore dei libri di geometria euclidea… il tutto in un Paese allora poco aperto agli scambi culturali con gli stranieri. Si può vivere senza saperlo? Sì.

Si può vivere, nel mondo e nell’Italia di oggi, senza porsi un tema centrale nella sua biografia come il rapporto con una cultura profondamente diversa e radicata come quella cinese: no. Per questo mi sembra che Ricci sia un “uomo solo al comando”, molto moderno per l’epoca in cui visse, ma anche per la nostra. In Italia si fatica ancora a confrontarsi con realtà umane e culturali diverse senza fermarsi ai due estremi di un ideale pendolo: scontro o buonismo?

 

Dell'amicizia, testo di Matteo Ricci curato da Filippo Mignini (Quodlibet)

 

Ulteriore segnale dell’italico ripiegarsi su di sé è la mancata realizzazione di un vero e proprio film, al posto del docufilm girato dal regista (e sceneggiatore) Gjon Kolndrekaj. Nella presentazione del suo lavoro, Kolndrekaj ha ricordato le tappe della sua “lunga marcia” verso il docufilm. Nonostante la volontà del regista, l’elenco di enti patrocinatori, contribuenti e i vari ringraziamenti, cui aggiungerei il marchio Rai Eri, il film non è stato realizzato: è un dato di fatto.

In questi giorni di appelli, a volte un po’ patetici, per il pagamento del canone, ci si potrebbe chiedere che fine abbia fatto il servizio pubblico… Con tutto il rispetto per trasmissioni come “Il più grande italiano di tutti i tempi”, magari qualche serata in più su un Matteo Ricci, un Federico II, sui personaggi che sono stati “ponti” tra culture, ci farebbe meglio di tante trasmissioni messe insieme con lo spago e della “guerra dei mondi” propinata da tanta televisione, pubblica e no.

 

Laura Denaro