PD: Bersani, se perdiamo alle regionali non mi dimetto

Al contrario di Walter Veltroni, che esattamente un anno fa si dimise dalla guida del Partito Democratico in seguito alla sconfitta di Soru alle elezioni regionali in Sardegna, Pierluigi Bersani ha chiarito oggi che i risultati delle prossime regionali non saranno dirimenti per il suo futuro alla guida del partito.

“Se sconfitto alle regionali – gli ha chiesto Minoli durante “La storia siamo noi” – si dimette?”. “No. – ha risposto il segretario democratico – Perche’ noi ci siamo dati un percorso piu’ lungo. […] Non escludo assolutamente la candidatura a premier del 2013, ma neanche lo ordina il dottore”.
“La cosa che la convince di più di D’Alema?” ha chiesto ancora Minoli. “Che ci mette la faccia”.
“E di meno?”. “Ce la mette tutti i giorni”.

L’intenzione di Bersani di dare al Partito Democratico un progetto politico ad ampio respiro che vada oltre l’imminente appuntamento elettorale è senza dubbio un segnale positivo per l’intero centrosinistra, dopo che, fin dal 2007, la classe dirigente del partito si è sempre mossa solo in base alle necessità sondaggistiche ed elettoraliste del momento.
Resta da capire, a questo punto, quale sia tale progetto politico.

Dopo le elezioni regionali, indipendentemente dai risultati pur in parte prevedibili, Bersani e D’Alema dovrebbero quantomeno analizzare la strategia delle alleanze messa in campo nelle ultime settimane.
Al nord, in Piemonte, il partito rischia, nei prossimi cinque anni, di perdere qualsiasi credibilità svelando ogni giorno di più il suo carattere anti-popolare legato alla realizzazione della Tav. In Veneto e in Lombardia, surclassati da Lega e PdL, i democratici si avviano ad una sicura sconfitta rinunciando anche alla dignità di offrire una piattaforma alternativa alle politiche della destra, con Penati che rincorre ogni giorno i punti programmatici espressi da Formigoni.

Tralasciando le isole felici (ancora per quanto?) come la Toscana e l’Emilia Romagna, il partito di Bersani è riuscito nell’intento di distruggere la propria credibilità anche al centro-italia, alleandosi con l’Udc nelle Marche e dando vita ad una vergognosa guerra fra bande in Umbria, negando anche agli alleati la possibilità di ricorrere a primarie di coalizione.

Nel Lazio senza la candidatura della Bonino sarebbe facile immaginare un Pd ancora in alto mare, cosiccome in Puglia senza le primarie che hanno incoronato Vendola.
Democratici in alto mare proprio come accade in queste ore in Campania e Calabria, dove la ferma intenzione di rincorrere il centro e di non dare alcun segnale di discontinuità con il passato sta portando alla nascita di un terzo polo con Federazione della Sinistra, Italia dei Valori e, salvo trasformismi dell’ultima ora, Sle, la formazione di Vendola.

“Continuo a leggere del Pd nel caos. – ha detto ancora Bersani – Bisogna abituarsi ma vedrete che alla fine, a bocce ferme, faremo il conto e ci caveremo qualche gusto“.
A bocce ferme, però, sarebbe utile anche capire che la sinistra italiana non si ricostruisce certo scambiando le elezioni per un gran torneo di Risiko.

Mattia Nesti