Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Berlusconi: leggi razziali un’infamia. Analisi di una contraddizione

Berlusconi: leggi razziali un’infamia. Analisi di una contraddizione

Dopo la dichiarazione circa il desiderio che Israele entri nell’Unione europea, a Gerusalemme Silvio Berlusconi si esprime sulle leggi razziali varate durante il ventennio. “Le leggi razziali del 1938 sono un’infamia che ha macchiato l’Italia, dalle quali il popolo italiano è riuscito a riscattarsi grazie alla lotta di liberazione dal nazi-fascismo”, si esprime così il presidente del Consiglio durante il suo intervento alla Knesset, il Parlamento israeliano, alla presenza del presidente dello Stato di Israele Shimon Peres, il presidente della Knesset Reuven Rivlin, del premier Benjamin Netanyahu, del capo dell’opposizione Zipi Livni e dei membri della Knesset.

Berlusconi aggiunge che “nel 1938 l’Italia si macchiò dell’infamia delle leggi razziali, che contraddissero secoli di civiltà cosmopolìta e di rispetto umanistico della persona e della sua dignità” precisando, però, che il popolo italiano riuscì a riscattarsi da questa pesante offesa grazie alla lotta al nazi-fascismo che portò alla nascita della Repubblica italiana.

Tutto giusto, tutto perfettamente ponderato, forse troppo. Berlusconi, infatti, guarda alla storia come a un materiale malleabile e discrezionale, cui attingere in diversi modi a seconda dell’occasione e dell’interlocutore. Se si trova a parlare con il presidente degli Stati uniti, allora l’Italia è stata completamente liberata dagli alleati – verso i quali il debito di riconoscenza risulta inesorabilmente impagabile – glissando totalmente sull’apporto fondamentale della Resistenza italiana. Al Parlamento israeliano, invece, dopo l’ammissione di colpevolezza rispetto alle leggi del 1938, è necessario dire che l’Italia è riuscita attraverso il suo popolo a liberarsi dal giogo fascista, per testimoniarne il coraggio e la volontà di riscatto morale, civile e politico. Inoltre, parlare delle leggi razziali all’interno del Parlamento israeliano – ma questo non è un problema ascrivibile soltanto a Berlusconi – porta a un connubio (ebrei-Stato di Israele) fuorviante. Infatti, quelle leggi non riguardavano lo Stato di Israele, non ancora nato, ma diversi popoli, etnie, culture, tra cui gli ebrei rappresentavano la compagine più numerosa.  La mancata elaborazione di questa “sottigliezza” determina un senso di solidarietà con una Nazione che con quelle orrende leggi non aveva nulla a che fare; solidarietà dietro alla quale si costruiscono politiche di sostegno a uno Stato invasore.

Altra nota che stona pesantemente con le ultime dichiarazioni risulta essere, in generale, tutta la politica messa in campo dal Governo italiano in materia di immigrazione. Dalla legge Bossi-Fini agli accordi con la Libia per i respingimenti in mare – che hanno portato l’Unione europea e diverse organizzazioni umanitarie a parlare per l’Italia di violazione dei diritti umani – l’esecutivo dimostra di avere un forte attaccamento alla pagina più cupa della storia italiana. Durante il Fascismo, quelle leggi vennero chiamate razziali per motivi di propaganda, un suggello alla nostra presunta superiorità naturale. Ora la propaganda è cambiata, sostituita da quella che si suole definire “informazione” e che assume la fisionomia del politicamente corretto, ma la sostanza appare la stessa.

Per il Fascismo era questione di sopravvivenza e lotta contro colui che, inferiore, minava il progresso del migliore; per il Nazismo era lo spazio vitale. Al giorno d’oggi la parola d’ordine è “sicurezza”, contro lo straniero non più ricco invasore degli spazi politici ed economici, bensì esclusivamente capro espiatorio degli insuccessi della politica e dei malumori di un popolo, quello italiano, che ora può democraticamente scegliere la sua pochezza politica, specchio inesorabile del suo malanno morale e della sua storia.

Simone Cruso