Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Bologna: sfuma l’ipotesi dell’Election Day

Bologna: sfuma l’ipotesi dell’Election Day

L’opzione dell’Election Day a Bologna, che avrebbe permesso ai cittadini di votare in “un’unica soluzione” sia per l’amministrazione regionale che per quella comunale, sembra destinata a sfumare. Sempre più complesse, infatti, appaiono le condizioni tecniche che consentirebbero di riunire le consultazioni popolari nelle date del 28 e 29 marzo. Più precisamente, a ostacolare la  convocazione dell’Election Day sarebbero i tempi stretti che intercorrono tra le dimissioni rassegnate dal sindaco Flavio Delbono (il 28 gennaio) e la loro ufficializzazione tecnica.

Venti sono i giorni necessari per rendere le dimissioni effettive; un lasso di tempo che porterebbe al 17 febbraio, una data considerata troppo prossima a quella dell’eventuale votazione e che, secondo l’opinione di molti, non consentirebbe una serena organizzazione della campagna elettorale. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che si era detto disponibile a studiare una soluzione ad hoc per il “caso Bologna” ha assicurato che domani, in sede del Consiglio dei ministri, sottoporrà all’attenzione dell’esecutivo la faccenda e valuterà, insiene ai tecnici del suo dicastero, se ci sono i margini di un tempestivo intervento.

L’unico escamotage potrebbe essere rintracciato nella possibilità di accorciare il periodo di tempo che rende effettive le dimissioni: un’opzione che, però, pare presenti dubbi profili di costituzionalità e che, tra l’altro, potrebbe rappresentare un insidioso precedente per situazioni simili a quella verificatasi nella città emiliana. Non solo. Questa soluzione impedirebbe a Flavio Delbono, nel caso in cui il “Cinzia gate” si rivelasse un enorme polverone privo di ogni fondamento, di revocare le dimissioni e di tornare dunque alla guida della città che lo aveva democraticamente eletto.

Su Bologna tornano quindi a materializzarsi lo spettro di un lungo commissariamento (che si protrarrebbe fino al 2011) e quello dei tagli previsti dalla legge Calderoli. Cosa potrebbe accadere? Se la data delle prossime votazioni amministrative dovesse effettivamente slittare all’anno prossimo, il numero dei consiglieri comunali, secondo le disposizioni previste dalla legge siglata dal ministro leghista, dovrebbe essere ridotto del 20%. Un’opzione che di certo non susciterà entusiasmo a Palazzo D’Accursio.

Maria Saporito

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