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Bros, il writer, citato in giudizio dal comune di Milano

Vita dura per i writers. La loro arte, ormai riconosciuta tale, è spesso associata all’utilizzo di spazi murari pubblici, mezzi pubblici… scatenando l’inevitabile malcontento delle istituzioni.
In tempi più recenti il riconoscimento del valore artistico dell’opera di alcuni noti writers ha permesso loro di avere qualche spazio appositamente dedito. Anche Vittorio Sgarbi, famoso critico d’arte, ha più volte decantato le qualità di alcuni “artisti della strada”.

Intanto, a Milano, il Comune cita in giudizio forse il più noto tra i graffittari milanesi, ossia Bros. Udienza fissata per il 7 aprile; contestati un murale in via De Angeli “imbrattato” il 29 novembre 2007, svariati graffiti nel centro storico meneghino tra cui, per esempio, i muri che circondano San Vittore. Così il vicesindaco Riccardo De Corato sulla questione: «La legge è uguale per tutti. Chi rompe paga, chi imbratta edifici pubblici o privati senza alcuna autorizzazione deve rispondere per la violazione dell’articolo 639 del codice penale. E nel caso specifico di via De Angeli la proprietà ha sporto querela dopo che gli agenti del Nucleo tutela decoro urbano hanno sorpreso ‘Bros’ a eseguire, tra l’una e le due, un graffito lungo una decina di metri. Ma grazie a un’attenta attività di indagine della Polizia Locale e alla disponibilità di una banca dati delle tags, costituita da un centinaio di ‘firme’, gli abbiamo attribuito una decina di altri imbrattamenti, oltre a quello per cui è stato colto in flagranza di reato. E la Procura, che ringraziamo, lo ha rinviato a giudizio per altri episodi antecedenti al fatto specifico».

De Corato aggiunge, sottolineando anche la sua posizione circa il valore artistico delle sue opere: «Che Bros si fregi del titolo di artista poco importa al Comune e poco conta alla Procura che infatti lo ha rinviato a giudizio. La realtà è che il diritto di proprietà è tutelato dalla Costituzione e l’imbrattamento è punito dal codice penale che prevede pure la reclusione se il fatto è commesso dopo l’otto agosto 2009. Nessuno pertanto, fosse pure un presunto esponente della street art, può pensare di alzarsi in piena notte, fare delle ‘arlecchinate’ con delle bombolette spray su edifici che non gli appartengono pensando che tutto questo sia normale e che non portino a conseguenze giudiziarie».

Valeria Panzeri