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Como: uccide il socio e poi decapita il cadavere

Como, la ridente città adagiata sull’omonimo lago è sotto choc: i due protagonisti di questo omicidio, che ha contorni horror, sono molto conosciuti in città.

Giacomo Brambilla la vittima di 43 anni, gestore di alcuni impianti di carburante Shell; Alberto Arrighi l’omicida, 40 anni, proprietario della omonima armeria di via Garibaldi, vicino al lago, un vero esperto in fatto d’armi che spesso veniva chiamato come consulente balistico dalla Procura di Como

Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, l’omicidio è avvenuto ieri nel tardo pomeriggio nel retro dell’armeria di Alberto Arrighi, il quale, dopo una violenta discussione sfociata in colluttazione, ha ucciso il Brambilla sparandogli alcuni colpi di pistola con una Beretta calibro 22. Poi ha caricato il cadavere in auto, ha fatto tappa dal suocero che gestisce una pizzeria nel comasco e qui ha compiuto un gesto macabro: ha mozzato la testa al cadavere nascondendola all’interno del forno della pizzeria, con il chiaro intento di bruciarla per renderla irriconoscibile. Con il cadavere mutilato in macchina ha poi guidato nella notte per circa 180 km lungo la Statale del Sempione sino alla periferia di Domodossola. Qui  ha abbandonato il cadavere in una zona boschiva,vicino al greto di un torrente, e se ne è tornato poi a Como in mattinata giusto in tempo per aprire l’armeria, come se nulla fosse accaduto. Però alcune ore dopo, con i clienti è arrivata anche la Polizia a perquisire il locale. A far scattare l’allarme è stata la compagna di Brambilla, preoccupata nel non vederlo rientrare a casa e nel non riuscire a contattarlo al cellulare.

Sapeva infatti che avrebbe dovuto incontrarsi con l’Arrighi per discutere di questioni economiche molto delicate e sapeva anche dei dissapori esistenti tra i due soci.

Gli investigatori della Polizia Scientifica hanno trovato nel retrobottega macchie di sangue, l’ambiente in disordine a dimostrazione di una avvenuta colluttazione, nonché  la pistola calibro 22 usata per compiere il delitto. A questo punto l’omicida ha confessato, davanti al Sostituto procuratore Antonio Nalesso e al Procuratore capo Alessandro Maria Lodolini, di aver perso la testa. Arrighi da qualche tempo si trovava in grosse difficoltà economiche, tanto che nel novembre scorso aveva dovuto licenziare il personale ed il Brambilla gli doveva del denaro, una cifra di  200mila euro, che per lui era linfa vitale: sembra che fosse pronto a vendere il negozio alla vittima, ma evidentemente qualcosa li ha fatti litigare e l’incontro è degenerato in omicidio.

In un primo momento si era parlato anche di usura, ma è un’ipotesi che sembra non aver trovato alcun riscontro.

Valeria Panzeri