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Delitto di Via Poma: inizia il processo contro Busco, ex fidanzato di Simonetta

Era il 7 agosto del 1990 quando Simonetta Cesaroni fu uccisa con 30 colpi di tagliacarte in una delle stanze dell’ufficio dove lavorava. Era il 7 agosto di venti anni fa. Anni di misteri e colpi di scena per un omicidio, divenuto un vero e proprio giallo, che divise l’Italia in innocentisti e colpevolisti. Ma ogni la storia di uno dei delitti più efferati della storia della cronaca nera approderà per la prima volta in un’aula giudiziaria. Nell’aula bunker di Rebibbia i giudici della terza Corte d’Assise di Roma, presieduta da Evelina Canale, cercheranno di risolvere il mistero che da troppo tempo circonda la tragica morte di Simonetta Cesaroni. E sul banco degli imputati salirà l’ex fidanzato, Raniero Busco, che all’epoca era legato alla ragazza da un rapporto piuttosto burrascoso.
Busco si sfilò quasi subito dalla rosa dei sospettati grazie a un alibi che allora resse al contraccolpo delle indagini. Ma lo scorso novembre il gup Maddalena Cipriani decise per il rinvio a giudizio di Busco con l’accusa di omicidio volontario. L’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni finì al centro dell’inchiesta a 17 anni dal delitto. Fu scoperta una traccia della sua saliva sul corpetto che la ragazza indossava quando fu uccisaUn elenco di persone che determinerà la necessità di svolgere numerose udienze, a cominciare dal prossimo 16 febbraio. Quel giorno saranno in aula la madre della Cesaroni, Anna Di Giambattista, la sorella Paola e Antonello Barone il fidanzato di quest’ultima che furo no tra i primi ad accorrere il giorno del delitto in via Poma. ”Oggi non si parla più di supposizioni ma di un imputato e di un processo che prende il via alla luce del sole”, afferma l’avvocato Lucio Molinaro, legale della famiglia Cesaroni.
”Nel corso delle udienze ci sarà una progressiva acquisizione di prove che dovranno sostenere o contraddire le accuse. Per quanto ci riguarda – aggiunge il legale – il nostro impegno è quello di contribuire all’accertamento della verità per dare finalmente soddisfazione alla famiglia che ha sempre chiesto l’identificazione e la condanna del responsabile del delitto”. Da parte sua l’avvocato Paolo Loria, difensore di Busco, ha espresso ancora una volta certezza sull’innocenza dell’ex fidanzato della vittima. ”Ci accingiamo a fare questo processo – ha detto il penalista – con la serenità dell’innocente.
Tutto quanto abbiamo sentito oggi ce lo aspettavamo. Si tratta di situazioni scontate che per il 90% non ci interessano. Siamo e sono sicuro dell’innocenza di Busco”. Mentre la Corte era riunita in Camera di Consiglio, Roberta Milletari, moglie dell’imputato si è sfogata: ”Sono arrabbiatissima. E sono anche molto combattiva”. ”Conosco mio marito dal ’91 e nel ’98 ci siamo sposati – ha spiegato -. Abbiamo due figli di 8 anni, gemelli, che ci hanno spesso fatto domande su questa vicenda che ci travolge. Tra le loro richieste – racconta – c’è anche quella del perché la Cesaroni fosse sola in quell’ufficio. Sono certa che la verità verrà fuori. E’ la certezza dell’innocenza di mio marito che ci fa andare avanti. Questi ultimi tre anni sono stati massacranti – continua -. Speriamo ora che cominci con questo processo la fine dell’incubo”.
Anche a Busco avvicinato nell’Aula è stato chiesto come si sentisse, se fosse tranquillo. Ha risposto: ”Essere tranquillo è una parola grossa”. Giornalisti, reporter, fotografi e troupe televisive sono stati ammessi ad assistere all’udienza . I giudici presieduti da Evelina Canale non hanno infatti accolto le richieste del pubblico ministero e degli avvocati delle parti di estromettere gli organi di informazione dall’Aula. In aula c’era oggi anche una folla di studenti di giurisprudenza.
Manuela Vegezio