Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Guido Bertolaso, i lavori a La Maddalena e il G8 fantasma

Guido Bertolaso, i lavori a La Maddalena e il G8 fantasma

Guido Bertolaso

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Guido Bertolaso cerca di salvare il salvabile, e difende a spada tratta i lavori compiuti sull’isola de La Maddalena, inizialmente partiti per il G8 (poi spostato a L’Aquila) ed ora ripresi in vista della Louis Vuitton Cup di vela, che si terrà nella stessa isola il prossimo maggio.

”Nell’isola e’ stata fatta la piu’ grande bonifica di sempre – ha affermato Bertolaso in conferenza stampa – che ha permesso di trasformare una fogna a cielo aperto, con fanghi e idrocarburi di ogni genere, in un polo navale e turistico tra i piu’ importanti del Mediterraneo […] Alle critiche rispondo con i fatti. Sovrapponete le immagini di due anni fa a quelle di adesso e vedrete”. Questa è stata la risposta di Bertolaso a chi, specialmente dopo la denuncia de La Repubblica,  criticava lo stato fatiscente delle strutture costruite in occasione del mancato G8.

Affermazione perentoria, che è stata però seguita da una piccola e apparentemente innocente postilla: “Le strutture sull’isola non sono in stato di abbandono. Certo, ci sono un pò di cose da sistemare, ma ora faremo la manutenzione”. Un pleonasmo, per dirla con Kant, decisamente sospetto: se i lavori di manutenzione da compiere fossero stati minimi o di poco conto, non ci sono dubbi sul fatto che Bertolaso avrebbe taciuto qualunque riferimento ad essi. Ha inoltre aggiunto: “Con la Louis Vuitton ci sarà un ritorno turistico molto più importante di quanto potesse fare qualunque G8”. Affermazione che puzza di giustificazione lontano un miglio.

Sì, parliamo di giustificazione perchè la questione legata a La Maddalena è materia spinosa, se non radioattiva. Dapprima l’idillio, con la scelta dell’isola come luogo ideale per il G8, sia per rilanciarne l’economia sia per la sua posizione strategica, difficilmente raggiungibile da eventuali gruppi di contestatori. Poi la rottura, con il trasferimento della sede a L’Aquila in seguito al terremoto, che lasciò di stucco gli isolani e a bocca asciutta gli albergatori, che già si erano dati a spese folli di ampliamento o costruzione ex-novo in vista del grande – e ghiotto – evento.

Tra questi Emma Marcegaglia, attuale presidente di Confindustria, che all’epoca non nascose il suo disappunto per il danno economico subìto (la sua società, la Mita, aveva vinto un appalto da 41 milioni di euro per la realizzazione di un mega-complesso a cinque stelle), e ne chiese conto al Governo. Il quale, tacitamente, lasciò intendere che avrebbe adempiuto agli impegni presi anche se il G8 era ormai stato spostato.

Spostamento tra l’altro, avvenuto per motivi tutt’altro che cristallini: ufficialmente la motivazione era quella di dare risalto alla situazione post-sismica in Abruzzo, e di porla all’attenzione dei potenti del mondo in visita (questione sulla quale recentemente Bertolaso si è espresso, definendo lo spostamento a L’Aquila “poco utile, visti i risultati”); d’altro canto però alcuni ricorderanno anche che L’espresso, all’epoca, rivelò indagini della procura di Firenze su un giro di appalti gonfiati, maggiorazioni alle imprese e compensi eccessivi agli organizzatori del mai avvenuto G8 a La Maddalena. Lo spostamento del “summit dei potenti” avrebbe senso anche alla luce di questa situazione scomoda. Oltre, chiaramente, ad ovvî motivi propagandistici.

Ora il Governo con la scusa della Louis Vuitton Cup – evento di impatto immensamente minore e molto più élitario del G8 – e di altri piccoli eventi (già annunciati da Berlusconi nel giugno 2009 e già all’epoca in odore di giustificazionismo) può adempiere in maniera “motivata” agli impegni economici di cui sopra.

Oneri che peseranno non poco sulle tasche dei contribuenti italiani: si parla di una cifra attorno ai 400 milioni di euro, per costruzioni la cui utilità a lungo termine – dal punto di vista economico ed occupazionale – è tutta da verificare. Cifra che va ovviamente sommata ai soldi spesi per il G8 aquilano. E cifra che tra l’altro, quasi per ironia della sorte, corrisponde ai tagli effettuati nel 2008 dal governo Berlusconi allo spettacolo e al cinema. Ci fossero stati i maestri Vittorio De Sica e Pietro Germi, forse avrebbero ironizzato con un bel film: dopo  “Matrimonio all’italiana” e “Divorzio all’italiana”, magari, avrebbero girato un attuale ma sempreverde “Spreco all’italiana”.

Roberto Del Bove