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Usa, Obama “Sì ai gay nell’esercito”

Emblematico messaggio di protesta dei gay in USA. "Noi non rimarremo in silenzio"

Una svolta epocale per l’esercito americano. Il consenso di Obama consentirà anche ai gay di aver accesso al servizio militare di leva e quindi alla possibilità di servire l’esercito statunitense.

Anche capo supremo delle forze armate, l’ammiraglio Mike Mullen, ha assicurato che “è la cosa giusta da fare”. Infatti, i tempi sembrano essere decisamente mutati: se negli anni ’90 solo il 45% degli americani si diceva favorevole agli omosessuali nelle forze armate, oggi la percentuale è salita al 75%.

Sarà quindi rivista la cosiddetta legge “don’t ask, don’t tell” [“non chiedere, non dire”, ndr] introdotta da Bill Clinton nel lontano 1993, secondo cui gli omosessuali potevano avere accesso all’esercito purché non dichiarassero mai in pubblico il loro orientamento sessuale, né con la parola, né con il comportamento.

Il massimo riserbo doveva essere mantenuto sia all’interno della caserma sia nella vita privata, in modo da non diffamare il nome e l’immagine dell’U.S. Army. Nel caso in cui l’elemento discriminativo fosse emerso, l’esercito era costretto a congedare queste persone, senza che esse potessero opporsi. Ad esempio, nel 2009 le persone espulse dopo la scoperta della loro omosessualità sono state 428, mentre nel 2008 furono 619.

“Nessuno deve mentire su se stesso – tuona ancora Mullen – per poter difendere i propri concittadini”. Il primo passo verso l’inserimento della nuova normativa, come anticipa il Washington post, sarà la minore severità nell’applicare sanzioni disciplinari nei confronti di quei militari la cui omosessualità verrà rivelata, contro il loro espresso desiderio, da terze persone.

L’amministrazione di Barack Obama, consapevole delle difficoltà che seguiranno a questa decisione, come le comuni resistenze all’interno di un ambiente fortemente conservatore, ha deciso di portare avanti fieramente questa causa.
Sebbene i militari abbiano rivelato di essere disposti a collaborare, restano molte questioni spinose da risolvere: Con quali conseguenze i gay potranno esibire il loro orientamento sessuale sul posto di  lavoro? I militari eterosessuali potranno essere costretti a dividere le camere con gli omosessuali? Potrà il Pentagono offrire benefici ai loro partner?

Proprio per rispondere a queste e a mille altre domande, la riforma non sarà finalizzata in tempi brevi. Il lavoro della Commissione del Pentagono, incaricata di individuare e la procedura migliore di abrogare la legge vigente senza ledere al morale e all’operatività delle truppe, potrebbe richiedere anche l’intero 2010.
Tuttavia, una cosa è certa: gay, lesbica e bisessuale non saranno più essere parole offensive e discriminatorie all’interno degli ambienti militari americani.

Emanuele Ballacci