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Alcoa: tafferugli tra operai e dirigenti

Nel pomeriggio di oggi gli operai dell’Alcoa di Portovesme, in Sardegna, hanno continuato la loro protesta, dopo essere stati ieri in 500 a Roma, contro la decisione della multinazionale dell’alluminio di chiudere a breve lo stabilimento.
I lavoratori, nei giorni scorsi, si erano inoltre resi protagonisti dell’occupazione dell’aereoporto di Cagliari e della statale 131 dove avevano bruciato alcuni copertoni; oggi, in un clima di grande tensione in vista del nuovo vertice previsto per lunedì prossimo con l’azienda che sembra ben lontana dal rivedere la sua decisione, gli operai hanno cercato di allontanare dallo stabilimento tre dirigenti.

Sono nati alcuni tafferugli che hanno causato il ferimento di tre operai, uno dei quali è stato trasportato in ospedale per possibili fratture al piede, quando il direttore dello stabilimento ha tentato di forzare il blocco dei lavoratori con la propria auto, che è rimasta danneggiata.

Domani, intano, è previsto a Cagliari lo sciopero generale di tutti i lavoratori e le lavoratrici della Sardegna; gli organizzatori prevedono una partecipazione di almeno 30mila persone, e anche da Portovesme partiranno diversi pullman che trasporteranno alla manifestazione gli operai dell’Alcoa.
Sarà presente, al corteo, anche una folta delegazione di studenti; molti collettivi e sindacati studenteschi, infatti, hanno scelto di scendere in piazza per ribadire la solidarietà alla classe lavoratrice e le loro preoccupazioni per un futuro che sembra riproporre i vecchi fantasmi del passato dell’emigrazione verso la terra ferma.

Lunedì, in occasione del nuovo incontro fra governo e dirigenti dell’Alcoa, è previsto un nuovo esodo di massa degli operai di Portovesme e di Marghera a Roma, per tornare ad assediare Palazzo Chigi.
“Il governo – ha detto Paolo Ferrero, Federazione della Sinistra – mandi la Celere a corso Marconi a Torino contro le imprese come la Fiat che prendono soldi dallo Stato e poi chiudono gli stabilimenti, non contro i lavoratori che difendono il loro posto di lavoro e il nostro futuro”.

Sul caso dell’Alcoa è intervenuto anche il Presidente del Senato, Renato Schifani.
“La libertà di mercato – ha detto – deve misurarsi con la tutela dell’imprescindibile valore sociale del lavoro e della sua salvaguardia“.

Purtroppo per Schifani la libertà di mercato, di Alcoa, di Fiat e di decine di altre aziende, ha già fatto sapere che del valore sociale del lavoro non gli importa, né mai gli è importato, nulla. Cosa farà, ora, il Governo?

Mattia Nesti