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Claudia Mori difende Morgan

Sappiamo bene che l’Italia, senza polemiche, disgrazie e gossip non può andare avanti “serenamente”. E quando Marco Castoldi, in arte Morgan, afferma di aver fatto uso di droghe per sconfiggere la depressione, scoppia il caos insieme alla squalifica dal festival di Sanremo. Morgan prima dichiara, poi smentisce, poi sta male, poi chiede silenzio e poi si fa risentire. Stasera infatti, lo troveremo seduto sulle famose poltrone bianche di “Porta a Porta” accanto ad un Bruno Vespa che ci metterà senza’altro del suo.

Il mondo politico chiede che il cantante pubblicamente segua un percorso clinico di disintossicazione, e lui, a quanto pare accetta, e a quanto pare viene riammesso al Festival. Vittima? Eroe? Carnefice? Poeta? Artista maledetto? Non lo sappiamo, e non ci permettiamo di giudicare nel rispetto di una dichiarazione, nata sicuramente dalla voglia e la consapevolezza che comunque la droga, in ogni caso fa male, e su questo non ci piove.

Le persone interpellate in merito sono davvero molteplici, e tra i sostenitori più incalliti scendono in campo l’amica Mara Maionchi e l’introversa Claudia Mori. Entrambe dalla sua parte, entrambe pronte a difenderlo puntando il dito contro l’Italia ipocrita che assiste sgomenta, pur non restando in silenzio, anzi. Mara Maionchi dichiara con serenità di non aver mai visto l’amico e collega fare uso di sostanze stupefacenti, e dichiara inoltre che: “E’ grave dichiarare che la cocaina fa bene contro la depressione”.

Ieri pomeriggio, Claudia Mori invece, interpellata da Monica Setta al “Fatto” difende Morgan.  Si dichiara sicuramente stupita: “Stupita e preoccupata, è grave quello che ha detto anche se credo si riferisse al suo passato” e aggiunge difendendolo “Morgan ha bisogno di comprensione, aiuto e amore, emarginarlo con l’ipocrisia non aiuta. Il messaggio negativo è etichettarlo come diverso: la sua eliminazione da Sanremo è inutile, una violenza, una cattiveria”. Non ci resta che attendere fino a stasera, per assistere in diretta, su Raiuno, a “Porta a porta”, un rito sacrificale oppure una triste parodia di un perdono ipocrita.

Emanuela Longo

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