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I sospetti sulla Chiesa dietro le dimissioni di Boffo

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Vittorio Feltri e Dino Boffo

Quella delle dimissioni di Dino Boffo, ex direttore de L’Avvenire, è una storia che continua a suscitare grande interesse. Una cronaca avvincente che pare mescolare spionaggio e cardinali, veleni e sacre Stanze. L’ex direttore era stato investito questa estate da una raffica di accuse violentissime avanzate da Il Giornale diretto da Vittorio Feltri. Il quotidiano milanese della famiglia Berlusconi aveva, infatti, deciso di pubblicare delle notizie “compromettenti” ai danni di Boffo, descrivendolo come un omosessuale accusato di molestie nei confronti di una donna.

L’accusa scagliata da Feltri si fondava sulle prove fornite da un dossier giunto da un informatore di cui lo stesso giornalista disse: “Ci si doveva fidare direi istituzionalmente“. Salvo scoprire poi che, invece, le informazioni rese dall’insospettabile fonte erano assolutamente false. Ne scaturì un pallido dietrofront dello stesso Feltri che ritornò sull’argomento ribaltando ogni cosa e riconoscendo all’ex direttore dell’Avvenire, da lui fortemente screditato appena pochi mesi prima, l’appellativo di “galantuomo”.

Il nuovo colpo di scena si consuma a Milano, dove 3 giorni fa vittima e carnefice decidono di incontrarsi per banchettare insieme. Il pranzo tra Feltri e Boffo non è passato inosservato e ha, anzi, ridestato l’attenzione sulla vicenda, scatenando un forsennato circo di analisi e congetture che non sembrano risparmiare nessuno. Neanche la Santa Sede.

Ad azionare la nuova giostra dei veleni ci ha pensato Il Foglio di Giuliano Ferrara che ha ipotizzato un appartenenza di quel “mandante istituzionale” (menzionato da Feltri) all’ambiente vaticano. Più precisamenmte, il giornale di Ferrara ipotizza il coinvolgimento di Giovanni Maria Vian, direttore de L’Osservatore Romano e di Tarcisio Bertone, Segretario dello Stato Vaticano. Due nomi eccellenti che gettano ombre pesanti sulla Chiesa che rischia di rimanene invischiata in una storia che, al di là delle fantasiose geometrie personali, risulta comunque poco chiara.

“Si sbizzarriscano pure – ha commentato Feltri – ma io non ho fatto né il nome di Bertone né quello di Vian: non li conosco nemmeno perché, grazie a Dio, sono ateo”. Una smentita categorica che, però non convince tutti. “Nella conversazione con Boffo – ha continuato il direttore de Il Giornale – lui non mi ha chiesto quale fosse la mia fonte perché ovviamente la sapeva già e la conosceva molto meglio di me. Il pranzo – ha concluso Feltri – è stato un incontro tra persone civili che avevano desiderio di conoscersi dopo tutto quello che è successo”.

Un commento netto alle interpretazioni elaborate dal Il Foglio giunge anche da uno dei diretti interessati, Giovanni Maria Vian: “É tutto falso – ha detto – Le accuse non tengono nemmeno sul piano della logica. Non siamo così gonzi. Presto si vedrà che è tutta una bolla di sapone“.

La Santa Sede decide, invece, di rispondere con il silenzio, evitando di rilasciare dichiarazioni scomposte o inopportune che potrebbero rinforzare gli impietosi sospetti. Non sono in pochi, infatti, Oltreteverere a pensare che la teoria che conduce al cardinal Bertone possa essere meno “pellegrina” di come la si voglia far credere e meriti, per lo meno, un ulteriore approfondimento.

 E anche all’interno della  Chiesa si levano voci di dissenso sul “no comment” adottato ad oltranza: “In questo modo è peggio – ha spiegato un uomo riconducibile al vertice della Santa Sede – in Vaticano tireranno avanti proprio così: come se nulla fosse accaduto, ma non è un silenzio di rispetto: semmai di confusione, di paura”.

” Tutti i giornali – ha continuato il religioso – parlano di un delitto politico e mediatico ordito addirittura dalla Segreteria di Stato e dal giornale della Santa Sede, e di fronte a questo inferno tacciono incredibilmente il portavoce, l’Osservatore Romano, Avvenire e la Radio Vaticana. Un silenzio nel quale – ha concluso – risuonano ancor più i sospetti che oggi corrono liberamente nei sacri Palazzi”.

Maria Saporito