Internet, quando il Web diventa emotivo e psichico

Windows XPGli psicologi sostengono che esistono “prove schiaccianti” del fatto che gli internauti più tenaci tendono a sostituire l’interazione fisica con chat, forum e social network, mettendo a rischio la loro stabilità emotiva e psichica.

Secondo l’autrice dello studio, Catriona Morrison, “questo tipo di navigazione può avere un serio impatto sulla salute mentale“. L’abuso resta tuttavia un campanello d’allarme a cui prestare attenzione: chi eccede in qualcosa, che sia navigazione online o dolci alla crema, probabilmente ha una qualche difficoltà emotiva o psicologica da affrontare.

Per i ricercatori dell`Università di Leeds: se il rapporto con la tecnologia diventa troppo ossessivo, nell`1,2% dei casi si può innescare una vera dipendenza, con i sintomi della depressione.

Si tratta del primo studio su larga scala sugli effetti psicologici della Rete, quello realizzato dagli esperti britannici
che sarà pubblicato sulla rivista Psychopathology. Sotto esame sono finite le abitudini di 1.319 persone tra i 16 e i 59 anni e più di uno su 100 è stato classificato come “web-addicted“, dipendente da Internet.

I ricercatori affermano che la soglia tra normalità e malattia nasce quando si prova più soddisfazione nelle relazioni
virtuali che in quelle reali. Un campanello d`allarme che suona per i cybernauti. “Molti di noi usano Internet per pagare bollette, fare acquisti e inviare email – spiega Catriona Morrison, autrice dello studio – ma c`è un piccolo sottoinsieme della popolazione che fatica a controllare quanto tempo passa online, al punto che ciò interferisce con le loro attività quotidiane“.

La relazione con la depressione è tutta da verificare. “L`uso eccessivo del mezzo è legato ai sintomi depressivi –
riferisce ancora Morrison – ma resta da stabilire se sia la depressione a spingere ad un maggiore uso di Internet o,
viceversa, Internet ne sia la causa
“.

Gli adolescenti non dovrebbero essere lasciati a se stessi, spiega Paola Vinciguerrra, psicologa e presidente
dell`Espad (Associazione europea disturbi da attacchi di panico): “Non dobbiamo scambiare il pc per una baby-sitter come accadeva per la televisione. Se ci accorgiamo che qualcosa non va, dialoghiamo ma non bombardiamoli di domande, osserviamo i loro comportamenti e gli orari, mostriamoci aperti e curiosi di saperne di più“.

Riccardo Basile