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La questione del Burqa in Francia e in Italia

Il primo ministro francese, Francoise Fillon, ha dichiarato che impedirà ad un extracomunitario di religione musulmana di ottenere la cittadinanza francese in quanto obbliga la moglie ad indossare il burqa, o più precisamente il niqab, ovvero il velo quasi completo che lascia visibili solo gli occhi.

In questo momento in Francia è in atto un forte dibattito su una proposta di legge che andrebbe a rendere illegale burqa e niqab, in quanto non compatibili con i valori francesi.

Fillon, in un’intervista all’emittente radiofonica Europe 1  ha confermato che firmerà il decreto promosso dal Ministro per l’Immigrazione Eric Besson.

“È la legge francese. Il codice civile spiega da molto tempo che la naturalizzazione può essere rifiutata a qualcuno che non rispetta i valori della Repubblica Francese“, ha commentato Fillon. “Questo caso riguarda integralisti religiosi: impone il burqa, impone la separazione di uomini e donne nella sua casa e si rifiuta di stringere la mano alle donne. Se quest’uomo non vuole cambiare attitudine, non ha posto nel nostro Paese. E certamente non si merita la cittadinanza francese.”

La moglie dell’uomo, del quale non si conosce la nazionalità, è in realtà una cittadina francese e il ministro ha fatto sapere che potrà continuare ad indossare il velo completo, se lo vorrà, finché non passerà la legislazione anti-burqa.

Lo stesso presidente Nicolas Sarzozy ha dichiarato che il burqa non è benvenuto in Francia ed è a favore di una legge per renderlo illegale, senza però ghettizzare i musulmani.

Meno di 2000 donne indossano il velo completo, burqa o niqab, in Francia, il Paese europeo con la più grande minoranza musulmana, e molte lo fanno non per imposizione, ma per propria scelta.

Una tra le tante è Oumkheyr, una donna algerina separata che vive in Francia e indossa il niqab per propria scelta. Il nome è fittizio ed è stato usato dalla CNN durante l’intervista esclusiva dove la donna ha spiegato i motivi che la spingono ad indossare il velo.

Una simile polemica si sta avendo in Italia, dove la destra vuole bandire il velo, citando valori cristiani, e la sinistra taccia la cosa come razzista, arrivando poi alle solite starnazzate televisive che non servono certo a comunicare, ma a fare audience, come in un becero reality show, dove i politici, astuti attori, danzano impazziti davanti alle telecamere dando il meglio, o il peggio, di sè.

La questione, secondo molti, è in realtà molto più pragmatica. L‘immigrazione è un dato di fatto, una forza inarrestabile e sicuramente un bene per il Paese, sia esso l’Italia o la Francia. Ma dobbiamo per forza annullare la nostra identità e cambiare le nostre leggi, anche quelle che riteniamo giuste, come il dovere di mostrare sempre il proprio viso per essere riconoscibili, senza burqa, niqab o passamontagna?

Ben vengano gli immigrati e, per assurdo, verrebbe quasi la voglia di espellere dall’Italia molti cattolici integralisti per teneci l’esatto numero di musulmani moderati.

Questo è il punto chiave! La moderazione! Siamo nel 2010, urliamo sbraitando l’importanza della laicità di stato e veniamo soffocati dalla destra che difende i valori cattolici con una fede politica infervorata.

Difendiamo il nostro diritto ad avere immigrati integrabili e non integralisti religiosi, e veniamo tacciati di razzismo dalla sinistra manifestante.

Ma è così difficile da comprendere? Ognuno è libero di pensarla come vuole, sia chiaro, ma se il governo francese – e i francesi, come maggioranza, sembrano essere d’accordo – non vuole considerare un proprio cittadino un integralista religioso, dov’è il problema?

La libertà dell’individuo? Certo, ma dov’è la libertà della collettività? Dov’è l’identità di una Nazione, che va oltre i canoni religiosi, supera le diversità apparenti, e fa sì che ci si identifichi in un gruppo, meno coeso e compatto di quanto sembri, ma un gruppo ciononostante?

Poco fa, passeggiando per le vie della mia città, ho visto due ragazzine adolescenti, una bianca e una nera, che urlavano imprecazioni irripetibili ad una povera clochard, vestita come una di quelle avvenenti signorine che popolano le statali di tutto il Paese.

Ho pensato, con tristezza, “ma proprio tu, che sei nera, ti comporti così? Non ti rendi conto? Dovresti capire di più!”. Ma sbagliavo! Sì, sbagliavo enormemente. Quella ragazza era assolutamente italiana! Integratissima. Non era il colore della pelle a renderla più sensibile alla ghettizzazione, era l’età a renderla sciocca, come solo una ragazzina di quattordici-quindici anni sa essere.

Questi sono gli immigrati che vogliamo!

Ragazzine che quando hanno quindici anni non sono al secondo anno di matrimonio! Ragazzi che quando incontrano una donna non la considerano un oggetto da possedere! Persone che vivono la loro religiosità in modo personale, moderato, senza estremismi.

E vale per tutti. Musulmani integralisti, cattolici radicali, protestanti ottusi, fanatici ebrei ortodossi  e quanti altri vi vengano in mente.

Non sono i cittadini che vogliono i francesi, non sono i cittadini che vorremmo noi.

Ben venga l’integrazione, ben venga l’immigrazione. Con moderazione, nel rispetto di valori e leggi, senza disprezzo, senza odio, ma con tanta serenità.

Ricordo un articolo, di un paio di anni fa, quasi sicuramente una bufala e attribuito, falsamente, all’allora ministro John Howard. In quell’articolo, condannabile da molti punti di vista, c’era un pezzo che fa riflettere e che voglio riproporvi.

“Questo è il NOSTRO PAESE, LA NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA, e vi daremo ogni opportunità di godere di tutto questo. Ma quando avrete finito di lamentarvi e di piagnucolare a riguardo della Nostra Bandiera, del Nostro Orgoglio, dei nostri Valori Cristiani, del Nostro Stile di Vita, vi incoraggio caldamente di avantaggiarvi di un’altra grande libertà australiana:

IL DIRITTO DI ANDARVENE”

Come dicevo il pezzo è criticabilissimo, ma su un punto mi trova in accordo. Ogni persona ha il diritto andare a vivere in Francia e in Italia, ma ha anche il sacrosanto diritto di andarsene qual’ora il Paese non andasse bene.

Non obblighiamo nessuno a rimanere e non cacciamo nessuno se ha “le carte in regola” per rimanere. Ma non credo sia giusto integrare tutto e tutti, accettare tutto e tutti.

Forse, a volte, bisognerebbe saper dire di no.


Sebastiano Destri