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Cinema: tutti i film in uscita nel fine settimana

Il fine settimana è alle porte e gli amanti del buon cinema potranno scegliere fra tre film in uscita: si va dal candidato a tre Oscar «An education», all’horror campione di incassi «Paranormal Activity», fino al cult dell’ultimo Festival di Roma, «Il concerto».

«An education», film made in England coprodotto dalla Bbc, è stato scritto da Nick Hornby a partire dalle memorie autobiografiche di Lynn Barber. Ambientato nella Londra del 1961, racconta l’ingresso nella vita adulta della non ancora diciassettenne Jenny (Carey Mulligan, candidata alla statuetta per la migliore interpretazione femminile). La ragazza è nata in una famiglia piccolissimo borghese: il padre (Alfred Molina) lavora in banca, la madre (Cara Seymour) è la tipica casalinga repressa. Per loro l’ammissione della figlia a Oxford e la speranza di una sistemazione matrimoniale rappresentano una specie di promozione sociale e tutti i loro sforzi sono indirizzati a favorire la carriera scolastica della ragazza. Emblematico è il passaggio del film in cui, per il suo diciassettesimo compleanno, le regalano un nuovo dizionario di latino, la materia in cui è meno preparata. L’opportunità di scalata sociale arriva, o almeno così sembra, non grazie alla prevista ammissione a Oxford, ma all’incontro tra la ragazza e un trentenne ricco e spigliato, David (Peter Sarsgaard). Il giovane fa subito colpo su Jenny e, cosa ancora più strabiliante, sui suoi genitori: a loro sembra il tanto agognato ingresso in una vita di agiatezze e gratificazioni senza passare per le difficoltà dell’ammissione a Oxford e degli studi universitari, mentre a Jenny sembra l’opportunità di uscire dalla sua prigione dorata. David le offre cene costose, serate divertenti e fine settimana peccaminosi, davanti ai quali l’ex allieva modello si butta alle spalle le ambizioni universitarie senza alcun rimpianto. Diretto da Lone Scherfig, regista danese nota al pubblico nostrano per «Italiano per principianti», il film è una storia d’amore e di formazione che riesce a catturare l’atmosfera di sotterranea ribellione dell’Inghilterra degli anni Sessanta.

Atmosfere del tutto diverse per l’horror «Paranormal activity», un film low budget reso un fenomeno dal passaparola e dal web. Costato 15.000 dollari, ha guadagnato più di 107 milioni negli Stati Uniti, conquistando il titolo di film più remunerativo nella storia del cinema. Diretto da Oran Peli e girato in una sola settimana con una troupe di tre persone (il regista, il suo migliore amico e la sua ex compagna) è la classica storia della casa stregata stile «Blair witch project», anche se qui ci si muove in ambienti chiusi. L’intera vicenda è ambientata in una bella villetta, la vera abitazione del regista, in cui i giovani Micah e Katie si sono appena trasferiti, portandosi dietro il demone che tormenta la ragazza fin da bambina e che di notte muove oggetti e sbatte porte.
Con il lungometraggio diretto da Myrick e Sanchez, «Paranormal Activity» condivide la falsa matrice autorial-documentaristica e un’operazione di marketing non dissimile per aggressività e modalità: il primo trailer in circolazione mostrava poco del film e molto del pubblico in sala che, atterrito e sconvolto, lo guardava e invitava a prenotarne subito una copia nella propria città attraverso un sito Internet. È così che questo piccolo horror indipendente ha iniziato il suo percorso, fino ad attirare l’attenzione di Steven Spielberg, che ben presto ha abbandonato l’idea iniziale di far girare il film daccapo con mezzi più adeguati.

Infine, «Il concerto» di Radu Mihaileanu (già autore di «Train de vie»). Accolto con entusiasmo al Festival di Roma, il film mescola con abilità nostalgie e lacrime, musica e sorrisi. La storia è quella di Andrei Filipov (Alexei Guskov), ex direttore d’orchestra del Bolscioi licenziato in tronco perché, ai tempi dell’Urss di Breznev, si è rifiutato di cacciare i suoi musicisti ebrei. Trent’anni dopo, si prende la rivincita: intercettato un fax d’invito per suonare allo Châtelet di Parigi decide di riunire la sua vecchia orchestra e presentarsi come Bolscioi. E così va alla ricerca dei vecchi amici che, nella Russia di Putin, si mantengono guidando ambulanze, suonando nelle feste trash della new mafia o doppiando film porno: un gruppo improbabile che si ricompatta per inseguire il sogno di eseguire il «Concerto in re maggiore n.35 per violino e orchestra» di Ciaikovski. Al concerto partecipa come violino solista anche una ragazza (Mélanie Laurent) che infonderà l’armonia necessaria per finire con un trionfo musicale, civile e politico. Un film nel quale convivono diversi elementi: dall’antisemitismo in un’epoca non sospetta, alla feroce satira della Russia di oggi, alla presa in giro degli zingari e dei loro imbrogli. Il regista franco-romeno Radu Mihaileanu, che aveva accusato Benigni di essersi ispirato a «Train de vie» per «La vita è bella», ora trae ispirazione a sua volta da «Prova d’orchestra» di Fellini, firmando un film bello e furbo.

Maria Elena Tanca