Home Spettacolo Film in televisione: un fantastico “Pulp Fiction”

Film in televisione: un fantastico “Pulp Fiction”

Questa sera, alle ore 21:00, il canale satellitare SkyCinema Mania trasmetterà l’hard boiled, del 1994, “Pulp fiction“. La pellicola, diretta dal genio di Quentin Tarantino, è interpretata da John Travolta, Samuel L. Jackson, Bruce Willis e da una giovane  e splendida Uma Thurman, ormai musa dell’acclamato regista.

Quattro storie di violenza si intersecano in una vicenda ai confini tra il reale e l’onirica immaginazione: due rapinatori da strapazzo, organizzano il loro prossimo colpo nella caffetteria dove si trovano due sicari (John Travolta e Samuel L. Jackson) che, avendo ucciso un uomo per sbaglio, ed essendosi fatti aiutare da Mr. Wolf, l’uomo che risolve i problemi, si concedono un momento di pausa. Uno di loro, ha l’ingrato compito di portare a ballare, e far divertire, Mia (Uma Thurman) la moglie del capo. Intanto il pugile Butch (Bruce Willis), contravvenendo ad un patto, vince un incontro che avrebbe dovuto perdere…

La pellicola è ispirata alla narrativa popolare, di estrazione criminale, pubblicata, negli anni ’30 e ’40, sui pulp magazine (da cui l’ironico titolo del film). La storia avanza tra sconcertanti salti temporali, inannunciati ritorni al passato, scene di acuta e drammatica ironia. La vicenda, di elevata tragicità, si nutre, però, di sconcertante e malefico cinismo. Persino il linguaggio incede sul sottile filo di uno sconvolgente umorismo nero. L’uso elevato del turpiloquio rende celebri i dialoghi soprattutto per la loro forza dissacrante. In evidenza il lato macabro e straniante dei protagonisti.

La pellicola è stata vincitrice di decine di premi: tra questi un Oscar alla miglior sceneggiatura originale, un Golden Globe e due David di Donatello per il miglior film straniero e il miglior attore straniero (a John Travolta). Tarantino, allora trentunenne e reduce dal successo de “Le iene“, fu osannato come nuovo ragazzo prodigio del cinema americano. Tuttavia, in parte incompreso, il film è stato criticato per le numerose scene di violenza grafica e per l’iterato uso della stessa turpe parola, “fuck” ripetuta quasi trecento volte . Interpretazioni semplicistiche: a quindici anni dall’uscita del lavoro, possiamo affermare che l’architettura a episodi, i rapidi cambi di scena e l’umorismo da fumetto hanno influenzato non poco la successiva “settima arte”. A partire dal Tarantino di “Kill Bill”.

Valentina Carapella