Il nucleare e il valzer delle dichiarazioni. I Verdi: “Lazio pattumiera d’Italia”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:07

La reintroduzione del nucleare in Italia sembra essere uno dei temi caldi di questi giorni. Continua il balletto di dichiarazioni contrastanti, poco chiare o sorprendenti da parte dei rappresentanti politici delle principali fazioni. In primo piano, in modo particolare, le dichiarazioni dei futuri candidati alle elezioni regionali, i quali devono trovare un modo di gestire la “patata bollente” del nucleare in un periodo di piena campagna elettorale.

Abbiamo già affrontato in modo ampio le dichiarazioni di Zaia (ministro alle Politiche agricole e candidato Pdl per il Veneto), il quale ha dichiarato che in caso di una sua elezione a Governatore non permetterebbe in alcun modo la costruzione di centrali nucleari nella sua regione. Sulla sua scia, diversi altri politici hanno continuato quello che è definibile come un vero e proprio “valzer” delle dichiarazioni.

Sebbene della stessa fazione politica di Zaia, a margine di una conferenza stampa a Trieste il ministro Castelli ha dichiarato: “Per quanto riguarda la Lombardia io auspico che i siti nucleari possano andare avanti”, e ha paventato un futuro “federalismo energetico”. Nel frattempo il rappresentante del Pdl e Governatore del Friuli-Venezia Giulia, Renzo Tondo, ha pensato bene di investire in una centrale a Krsko, in Slovenia, invece che nella “sua” Monfalcone.

Dura e chiara la posizione di Nichi Vendola, governatore della Puglia, che in una videolettera al ministro per le regioni Raffaele Fitto ha minacciato di ricorrere persino alla Giustizia Europea, per difendere la già approvata legge regionale contro il nucleare. Similmente, il leader Idv Antonio Di Pietro già inneggia al referendum abrogativo (uno, lo ricordiamo, si era già tenuto nel 1987 e aveva portato all’abolizione del nucleare in Italia). Il Pd, dal canto suo risulta più moderato sul tema rispetto a Di Pietro, e lo accusa di populismo. Quello che pensano i vertici del Pd sulla questione del nucleare, comunque, nessuno lo ha capito bene.

Stesso gioco di mezze dichiarazioni da parte delle candidate alla regione Lazio, Emma Bonino e Renata Polverini. Secondo quest’ultima: “Il governo nazionale ha preso una decisione, credo che anche questa sia una battaglia che non si può più combattere solo dal punto di vista ideologico. Peraltro, i timori che abbiamo sul nucleare non si possono sconfiggere se li mandiamo nella regione a fianco”. Per la Bonino, invece “Il governo senza grandi consultazioni è tornato al nucleare. Ma vuole dire ai cittadini dove vuole fare le centrali?”. Sebbene traspaia una differenza di posizione, nessuna delle due candidate ha espresso un “sì” o un “no” secco sul nucleare. Tema troppo delicato per entrambe, a quanto pare, per lasciarsi andare ad una dichiarazione netta.

Ma perché tanta attenzione nel Lazio? È presto detto. Durante la presentazione del volume “Balle nucleari”, tenutasi a Roma in via Mazzini, il presidente dei Verdi Angelo Bonelli ha sottolineato come “A Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, ci sarà la centrale numero uno d’Italia, dove forse sono previsti addiritura due reattori”. Ha poi proseguito “Il vero rischio è che il Lazio diventi la pattumiera radioattiva d’Italia: dopo Montalto, il governo ha preso poi in considerazione come sito nucleare Borgo Sabotino, in provincia di Latina, e Garigliano, posto tra Latina e Caserta – e dove già in passato tre incidenti hanno provocato danni alla salute della popolazione del territorio – come sito per il deposito nazionale per le scorie”. Esattamente come da noi denunciato nel nostro articolo di stamane.

In questa bagarre di dichiarazioni caute, smentite e posizioni enigmatiche (fatte le dovute eccezioni) ai cittadini elettori solo una cosa risulta chiara: in periodo di elezioni, per i politici, il nucleare è materia radioattiva.

Roberto Del Bove

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