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Iran: nuovo “round” tra Cina e USA

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Il ministro degli esteri Yang Jiechi con Barack Obama

Non si è ancora spento l’eco delle polemiche per le forniture di armi degli Stati Uniti a Taiwan, che il “ring” della politica internazionale registra un nuovo confronto tra le due grandi potenze mondiali.

Yang Jiechi, ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese, ha confermato la volontà di bloccare nuovi provvedimenti contro l’Iran, richiesti invece dal governo americano. Una posizione critica verso il governo di Teheran che è stata recentemente condivisa sia dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in Israele, sia dal presidente della Camera Gianfranco Fini nel suo primo viaggio ufficiale negli Stati Uniti.

Molto diplomaticamente, Yang Jiechi si è dichiarato fiducioso nella possibilità di trovare un punto di incontro fra tutte le parti in causa, affrontando il tema del programma nucleare iraniano con un atteggiamento pragmatico.

Anche l’ambasciatore cinese all’ONU, Zhang Yesui, ha ribadito che adottare sanzioni contro l’Iran mentre gli sforzi diplomatici sono ancora in corso danneggerebbe gli interessi della comunità internazionale.

In sostanza, il governo cinese si “smarca” ancora una volta dalle posizioni occidentali nei confronti dell’Iran. Se gli Stati Uniti sono in prima fila nel chiedere le sanzioni, la novità è costituita dall’aggiungersi della Russia al fronte anti-Teheran. I test missilistici iraniani all’inizio di febbraio, infatti, hanno preoccupato anche il Cremlino. Konstantin Kosaciov, capo della commissione esteri della Duma, ha ammesso di condividere i timori già espressi dagli USA e da molti stati europei.

Per ora resta solo Pechino ad avere un atteggiamento “comprensivo” nei confronti di Mahmoud Ahmadinejad, anche se oggi il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha dichiarato di voler affrontare le ambizioni nucleari iraniane insieme alle diplomazie di altri Stati, Cina compresa.

Al di là dei toni misurati, resta un fatto incontestabile di cui gli Stati Uniti prendono atto: senza l’appoggio di Pechino al Consiglio di sicurezza dell’ONU, le pressioni sull’Iran perdono molta della loro efficacia.

L. Denaro