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Eutanasia tra ragione, fede e roghi. Per chi tiene il Papa?

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“Il sostegno all’eutanasia colpisce profondamente al cuore il principio cristiano della dignità della vita umana“. Si è espresso così Benedetto XVI ricevendi in udienza un gruppo di vescovi scozzesi. Il Papa ha definito “sfide” quelle portate dalla “marea montante di secolarismo nel vostro Paese (la Gran Bretagna ndr) sottolineando come i ” recenti sviluppi nell’etica medica e alcune delle pratiche sostenute nel settore dell’embriologia sono causa di grande preoccupazione”. “Se l’insegnamento della Chiesa viene compromesso, anche di poco, – ha aggiunto il pontefice – in un campo del genere, diventa difficile difendere pienamente la dottrina cattolica in modo integrale.

Risulta senz’altro sbagliato pretendere da un interlocutore che fa riferimento a una dottrina immutabile – di qualsiasi genere essa sia – e di conseguenza non sottoponibile al dubbio, affermazioni o l’assunzione di posizioni che non siano già presenti implicitamente nella dottrina stessa. Per questo motivo la posizione del Papa in merito a problemi di natura etica e scientifica non è criticabile, se non assumendo un punto di vista eterogeneo rispetto al sistema cui fa riferimento. Significherebbe, in questo caso, opporre a criteri morali altri criteri morali, egualmente indimostrabili per la fondazione delle scelte di vita e della propria condotta e cominciare discussioni interminabili circa la maggiore ragionevolezza dei propri principi. Non è questo l’intento di questa riflessione.

Chiarito ciò che appare esclusivamente una perdita di tempo (non si può in definitiva pretendere che il Papa dica cose diverse da quelle che dice), è possibile portare una critica dall’interno del sistema che ispira le parole di Benedetto XVI; una critica che ha come obiettivo la coerenza interna del discorso e del comportamento.

Il Papa dice che se l’ insegnamento della Chiesa viene tradito in un ambito come quello dell’eutanasia, allora può crollare tutto il castello. Senz’altro è vero, ma, come per tutti i sistemi di pensiero, anche nella dottrina cattolica togliere un tassello o negarlo, anche il solo lasciarlo evolvere, fa venire giù tutta l’impalcatura logica. Allora, perchè il Papa non si esprime con la stessa preoccupazione e non parla di “sfide” anche per l’evoluzionismo, l’omosessualità e tutti quegli ambiti che, se accettati, porterebbero sul piano logico alla caduta del sistema? Certo, il pontefice avversa sia l’evoluzione sia l’omosessualità, ma si guarda bene dal negarne l’esistenza. Perchè questo avviene? Perchè la Chiesa si evolve, cerca di stare al passo coi tempi, ma in questo modo “perde pezzi” e inserisce eccezioni che sempre con più difficoltà possono confermare la regola.

D’altronde non si possono più fare i roghi, nonostante (è urtante dirlo) siano l’unico modo di difendere il dogma, qualsiasi esso sia. L’unica maniera di difendere una teoria, un sistema che non muta e che guarda alla secolarizzazione (processo che porta nell’ambito del reale e del dimostrabile ciò che prima si accettava per fede o timore) come qualcosa da cui difendersi, è la violenza, dottrinale o fisica, verso ciò che contraddice quella teoria e quel sistema.

La secolarizzazione è un processo che va di pari passo con l’aumento di razionalità, intendendo con questo termine il libero esplicarsi della ragione; un processo alla base della conoscenza scientifica intesa in senso lato, che porta l’ignoto nell’ambito del noto.

Qualsiasi teoria, per dirsi tale secondo i parametri della ragione umana, deve poter essere confutata o integrata. Si deve anzi sperare che questo accada, in modo da essere sicuri della sua razionalità. Infatti se la medesima ragione (umana) ne ha permesso il superamento o l’ampliamento, allora la teoria confutata o integrata aveva una componente di razionalità e quindi una progressività nell’ambito del raggiungimento del vero. Con la dottrine come il Cattolicesimo non siamo nel campo del vero o della sua ricerca, ma in quello della sua supposizione a priori. Il vero non deve essere scoperto e dimostrato, ma viene presupposto e difeso a tutti i costi.

Il Papa non può dire cose diverse da quelle che dice, ma, dall’interno della difesa del suo sitema di valori di riferimento, si può chiedere per esempio: la pedofilia tra i preti non contraddice il principio della chiamata divina dell’uomo di chiesa tanto da rendere estremamente “difficile difendere pienamente la dottrina cattolica in modo integrale”? Perchè, quindi, il Papa si preoccupa dell’eutanasia e non della pedofilia, dell’omosessualità o altro? Perchè queste ultime sono un dato di fatto e di fronte ai fatti non si può nulla (roghi a parte). L’eutanasia, invece, non lo è ancora, almeno sul piano legislativo, per questo Benedetto XVI l’ha tanto a cuore. Perchè è ancora evitabile la sua conversione in fatto e non perchè abbia più potere di contraddire la dottrina da qualsiasi altro elemento eterogeneo rispetto a essa. Il problema è politico, non logico, come vorrebbe il teologo Ratzinger.

Simone Cruso