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Truffe al Casinò di Lugano: tre arresti tra il personale

Tre attesti ieri a seguito dell’inchiesta che da tempo andava avanti riguardo il sospetto di vincite illegali ai tavoli di Black Jack del Casinò di Lugano. Da qualche tempo erano già state sospese a titolo cautelativo sei persone in tutto, fra i numerosi membri della casa da gioco.

Sono ora in manette due dipendenti ed un ex direttore, un uomo sulla quarantina senza precedenti penali, di cui le autorità non consentono per il momento di diffondere le generalità.

I non molto dignitosi reati ipotizzati a carico delle tre persone che per il momento hanno ricevuto il fermo dalle autorità del luogo, sono di truffa e amministrazione infedele. E’ stato il sistema di videosorveglianza del Casinò, peraltro (come si supporrebbe) conosciuto dai tre dipendenti, che stranamente non hanno saputo aggirarlo ovunque, ad incastrare i poco leali addetti al reparto giochi.

Anche se i risultati dell’inchiesta sono ancora parzialmente in forse, le telecamere della casa da gioco hanno ripreso, a quanto pare, in modo inequivocabile e che non lascia spazio a repliche né attenuanti, il fatto che i tre avrebbero contraffatto le carte da gioco, segnandole addirittura sul retro, secondo il vecchio leggendario metodo rudimentale da osteria di cui tutti abbiamo sentito parlare, per permettere al giocatore “fortunato” il loro riconoscimento. Resta dunque da chiarire chi siano i giocatori responsabili, ossia i probabili clienti del Casinò che traevano guadagno in accordo con i dipendenti.

Il resto dell’ignaro corpo del personale, in effetti, aveva già denunciato nello scorso mese di dicembre la strana sparizione di diversi mazzi di carte dal caveau, evidentemente in seguito sostituiti da quelli impercettibilmente modificati.

Staremo a vedere l’evolversi di un’inchiesta che si direbbe ancora in sospeso, sia per la necessità di un ulteriore accertamento delle prove, sia per la probabile coresponsabilità di altre persone nelle truffaldine operazioni ai danni dei veri prescelti dalla Dea bendata.

Sandra Korshenrich

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