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A gennaio sale l’inflazione ma scendono i consumi

Come è noto, uno degli indicatori dello stato di benessere dell’economia di una nazione è il suo tasso di inflazione. Normalmente, quando i prezzi al consumo aumentano, e l’inflazione sale, significa che l’economia sta crescendo a causa dell’aumento della domanda di beni da parte dei consumatori.

Ma non sempre si da questa corrispondenza. È il caso di quanto sta accadendo in Italia. Vediamo più da vicino quanto sta accadendo nel nostro paese in questo periodo.

Le stime provvisorie elaborate dall’Istat, indicano che l’inflazione a gennaio è cresciuta lievemente, dello 0,1% rispetto a dicembre 2009 e dell’1,3% su base annua, cioè rispetto a gennaio dell’anno passato. L’aumento si deve però soprattutto al costo dei carburanti, mentre i consumi sono lievemente diminuiti.

In generale, si registra infatti una diminuzione della domanda di bei e servizi, particolarmente evidente per quanto concerne il comparto de tempo libero. Spettacoli, ricreazione e cultura, infatti, hanno fatto registrare una diminuzione dei prezzi, che a gennaio è stata dello 0,4% rispetto a dicembre 2009. Anche le comunicazioni sono scese dello 0,7%, riflettendo una sostanziale debolezza della domanda.

Aumentano invece i prezzi dei carburanti e quelli delle spese sanitarie, che sono cresciute dello 0,5% rispetto a dicembre. Questi sono comparti che non risentono invece della debolezza della domanda.

Quali sono le conseguenze dell’auemento dell’inflazione per le famiglie e, più in generale, per i consumatori?

Secondo Federconsumatori e Adusbef, le famiglie avranno un aumento di spesa di 390 euro annui. Tutto questo non controbilanciato da un aumento dei redditi: secondo le associazioni di consumatori, infatti, ad un aumento dei prezzi al consumo non corrisponde un aumento delle entrate delle famiglie.

Secondo le associazioni, che hanno precisato in una nota la loro visione sui dati diffusi dall’Istat, l’aumento dell’inflazione “contribuisce a debilitare ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie, che, secondo l’Istat è sceso dell’1,6%, ma, per quanto ci riguarda, è sceso dell’1,8-1,9% in termini generali, e del 3,2% per le famiglie a reddito fisso”.  Lamentano che l’Istat non abbia costruito il paniere di beni monitorato per determinare il tasso di inflazione in modo corretto, non tenendo conto della crisi in atto, che ha determinato un cambiamento profondo nelle abitudini di consumo delle famiglie.

Insomma, stando ai dati, ad un aumento dei prezzi non corrisponde un aumento della domanda di beni e servizi da parte delle famiglie, che determina, nei fatti, un’erosione del potere d’acquisto da parte dei consumatori.

Elena Meurat

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