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“C’era una volta la città dei matti”… poi arrivò Basaglia

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Spiazzante e coraggiosa  la miniserie che andrà in onda su Raiuno nella prima serata di domenica e  lunedì: intrufolata in un palinsesto “istituzionale” metterà al centro dell’ attenzione la salute, quella mentale, a cui spesso non viene data alcuna rilevanza. “C’era una volta la città dei matti” metterà a fuoco un problema che per anni è stato sotterrato, televisivamente e non, da tutt’ altro.
Basaglia, considerato il padre della 180, la legge approvata il 13 maggio del ’78 aveva portato alla chiusura  dei manicomi e di una pagina importante della psichiatria. Da qui il volere del regista di recuperare una dimensione del passato.Una miniserie in cui non ci sono liti amori o veline dell’ ultima ora. Il regista Marco Turco che ha conosciuto lo psichiatra, prima di iniziare le riprese ha visitato molti centri di igiene mentale, a Imola, Forlì, nel Veneto e nel Fiuli, e ha avuto difficoltà – ha detto “nel trovare in una società di giovani palestrati, attori che potessero impersonare i matti che vivevano negli anni Sessanta nei manicomi e che erano brutti”. La cultura dell’ apparire spesso nasconde le autenticità, quel che c’è di vero.

 «La legge Basaglia – ha aggiunto Giuseppe Dell’Acqua, direttore del dipartimento di salute mentale di Trieste, uno dei collaboratori di Basaglia – ha prodotto un cambiamento che si è realizzato, completato, da quel giorno i malati mentali non perdono più i loro diritti civili, rimangono cittadini a tutti gli effetti». La fiction, che di finzione avrà ben poco, non punta però a “santificare” la figura di Basaglia, ma a mostrare la vita dei pazienti quando decenni fa ancora non venivano reintegrato in nella società: allora erano considerati peggio che lebbrosi, matti. “Molto in questa fiction è vero – ha detto Turco – i luoghi, persino i letti e le lenzuola”.
Un film duro, angosciante in cui ci sarà una ragazza ribelle rinchiusa in manicomio, un mondo in cui la bellezza estetica non conta ma c’è un disagio sociale e mentale spaentoso: la paziente, interpratata da Vittoria Puccini verrà affiancata da Fabrizio Gifuni nelle vesti del grande psichiatra,93 gli attori in tutto. “Come attore sento molto il senso di responsabilità che c’é nell’interpretare una persona realmente esistita, ma questa volta sono molto orgoglioso del viaggio nella diversità che questo film mi ha costretto a fare”, ha detto Gifuni.
Il direttore di Rai Fiction Del Noce che ha permesso la messa in onda dichiara: “Non c’é niente di più rischioso di mettere in scena la malattia mentale”. Le storie consolatorie a cui il pubblico Rai è abituato saranno messe da parte per qualche ora. E’ una delle sfide che ha coivolto, a partire dal regista, tutti coloro che ne faranno parte.Dalla parte dell’ audience però le forti sensazioni: i telespettatori si emozioneranno, piangeranno, discuteranno su quella che è stata una rivoluzione culturale: includere nella società il diverso è un percorso che compie ora il trentesimo anno. Il parlarne in tv,  una scatola magica che ha insegnato l’ italiano all’ Italia, che ha fatto capire alla gente  l’importanza dell ‘informazione, dell’ intrattenimento, potrà essere ancora una volta maestra di vita.

Ilaria Salzano