Elezioni regionali in Veneto: il Pd e l’Udc “ballerino”

Antonio De Poli, candidato Udc alla regione Veneto

Movimento incessante di coalizioni e strategie politiche, in vista delle prossime elezioni Regionali. La variabile come sempre, è l’Udc, che in nome della strategia delle alleanze “regione per regione” annunciata da Casini – aspramente criticata da Pd e Pdl – valuta caso per caso con chi allearsi, rinunciando in partenza all’idea di una coalizione stabile di opposizione democratico-centrista al fianco del Pd.

Emblematico di questa politica dell’Udc è l’atteggiamento assunto dal partito in una delle regioni più “calde” (leggi: più ricche) del Paese: il Veneto. Se da una parte il Pd caldeggiava un’alleanza capace di tenere testa alla candidatura di Luca Zaia (attuale ministro alle Politiche agricole e leghista della prima ora) sperando in un appoggio centrista al proprio candidato Giuseppe Bortolussi, le aspettative di Bersani e soci sono state deluse: “[…] per le Regionali il candidato Udc corre da solo – ha affermato Casini – Così abbiamo deciso e non c’è alcuna possibilità che si ritiri”. Il candidato in questione è Antonio De Poli, esponente di spicco del partito e leader incontrastato del’Udc in Veneto.

Sembra così essere giunta al termine l’epopea Pd-Udc nella regione Veneto, dopo giorni di affermazioni, negazioni e ripensamenti. Da un lato, Bortolussi, che pochi giorni fa, ai microfoni di un talk show di Antenna Tre, aveva affermato “Con l’Udc non è ancora detta l’ultima parola: c’è ancora tempo perché possa partecipare ad una coalizione che permetta ai veneti una scelta di fronte al bivio”. Dall’altro De Poli, che fino all’ultimo si era dichiarato possibilista su un accordo dichiarando: “Non è da me tirarmi indietro ad un impegno preso, ma […] finché non saranno chiuse le liste non è detta l’ultima parola”. Infine Casini, con l’affermazione di cui sopra, che ha gelato le speranze del Pd (sebbene Fassino speri ancora, quasi disperatamente, in un ripensamento).

L’affermazione del leader Udc sul mancato matrimonio politico per le Regionali in Veneto ha suscitato ancora più polemiche, in quanto giunta contestualmente alla “benedizione” per la candidatura di Giorgio Orsoni, candidato del Pd alle comunali di Venezia, che ha ottenuto – in questo caso sì – anche l’appoggio dell’Udc. “Siamo fieri— ha detto Casini— di sostenere l’avvocato Giorgio Orsoni, cattolico, consigliere della Curia. A Venezia c’è un accordo che tiene fuori Rifondazione Comunista e c’è un candidato cattolico che siamo fieri di sostenere”.

I nodi vengono al pettine, e risulta chiaro che una delle motivazioni chiave della scelta di Casini sia la presenza dell’estrema sinistra nella coalizione regionale a sostegno di Bortolussi.  Già dal “laboratorio” Veneto, in ultima istanza, possiamo dedurre che l’ipotesi di un’asse politica nazionale che vada dall’estrema sinistra al centro – un’accozzaglia forse, ma l’unica teoricamente capace di contrastare Pdl e Lega – sia pura utopia.

E mentre Brunetta – candidato Pdl al comune di Venezia – impugna supposti sondaggi che lo darebbero al 60%, mentre Zaia vota in favore del nucleare a Roma ma in Veneto dice di non volerlo, il Pd e l’Udc faticano a trovare un accordo: battibeccano e talvolta, come in questo caso, si dividono, lasciando ampio spazio al Pdl e la Lega, in una regione in cui godono già di ampî consensi.

Roberto Del Bove