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Sciopero personale giudiziario: no ai tagli e alla mancata valorizzazione

Si è svolta ieri in molte città italiane la protesta indetta dalle sigle sindacali Fp-Cgil, Uil-Pa, Flp e Rdb a sostegno del personale degli uffici giudiziari. Uno sciopero nazionale attraverso il quale gli addetti ai tribunali hanno chiesto alle istituzioni competenti l’avvio di una riforma vera del sistema giudiziario e hanno ribadito il loro “no” alle condizioni dettate dal nuovo contratto collettivo.

Non solo. Il personale degli uffici giudiziari ha lamentato anche il rischio di demansionamento (tecnicismo dietro cui si individua la possibilità di destinare il personale a mansioni diverse rispetto a quelle di assunzione) con conseguente perdita di professionalità per molti lavoratori del comparto.

“La politica di tagli alle risorse umane ed economiche del ministero della Giustizia – si legge nella nota diffusa ieri dai sindacati – la mancata valorizzazione delle figure che da anni lavorano negli uffici giudiziari, la situazione di sfascio presente in molti degli uffici, spesso privi di mezzi indispensabili per un buon andamento del lavoro, sono tutti elementi che marciano nella direzione opposta a ciò che viene propagandato con la politica del processo breve“.

E ancora: con l’accordo sul contratto collettivo nazionale integrativo siglato dall’amministrazione e da due sole sigle sindacali (che non rappresentano quindi la maggioranza dei lavoratori) “si è inteso sancire definitivamente – prosegue la nota –  il progressivo smantellamento del sistema giudiziario, riportando un’organizzazione del lavoro obsoleta e in evidente contrasto con l’efficientismo e l’interfungibilità tanto cari (a parole) a questo governo”.

” Ma forse – concludono le sigle sindacali nel testo diramato ieri – la giustizia è meglio che non sia efficiente! Nessuna riforma della giustizia è possibile senza la valorizzazione del personale, nuove assunzioni, investimenti adeguati e un serio progetto di riforma che assicuri la modernizzazione, l’efficacia e la funzionalità del sistema”.

Molte le città che hanno aderito con slancio alla protesta nazionale di ieri: da Roma a Campobasso, da Genova a Pescara (dove la partecipazione è stata addirittura del 98%). E a Bergamo la protesta del 90% del personale degli uffici giudiziari ha determinato lo stop dell’attività all’interno del tribunale e la sospensione momentanea di tutte le udienze.

“La quasi totalità dei cancellieri, del personale amministrativo e degli operatori del Palazzo di Giustizia – recitava il comunicato stampa diffuso dalla Uil, in riferimento alla situazione specifica di Bergamo – ha deciso di astenersi dal lavoro, provocando il conseguente rinvio di quasi tutte le udienze, a sostegno della vertenza che i sindacati stanno portando avanti per garantire un sistema della giustizia rapido ed efficiente, una valorizzazione e riqualificazione del personale e, soprattutto, nuove assunzioni”. 

“L’opinione pubblica – ha rimarcato Livio Paris, segretario provinciale della Uilpa di Bergamo – deve sapere che da ormai 15 anni non si programmano nuove assunzioni nel comparto della giustizia e da 20 anni non si parla di riqualificazione degli operatori, senza alcuna progressione di carriera. Il reddito annuo lordo di un cancelliere è di circa 20 mila euro”.

“Ciò che i sindacati chiedono – ha aggiunto Paris – è di riaprire la trattativa sul nuovo ordinamento, partendo dalla proposta unitaria già presentata. Questo chiedono i lavoratori nell’interesse anche dei cittadini, a cui bisogna dare – ha concluso – risposte rapide e certe”.

Maria Saporito