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Spagna, Zapatero lancia riforma del lavoro per uscire dalla crisi

José Luis Zapatero, Primo Ministro spagnolo

Ecco la soluzione di Zapatero per uscire dalla crisi: promuovere il contratto a tempo parziale. In questo modo sarebbe possibile riformare il mercato del lavoro e rilanciare l’economia della Spagna. Questa trasformazione è inoltre necessaria poiché la Spagna ‘vanta’ attualmente oltre 4 milioni di disoccupati e un tasso di disoccupazione che sfiora il 19%, ovvero quasi il doppio della media europea.

Mentre la Borsa di Madrid, un crollo dopo l’altro, cade pesantemente e sui mercati azionari aumentano le preoccupazioni per il deficit del paese spagnolo, i giornalisti hanno contestato al Premier il fatto le nuove misure appaiano piuttosto una risposta ai timori della Borsa e non a quelli reali dei cittadini. Il presidente ha risposto seccamente che “il governo disegna le riforme per i cittadini, non per i mercati”. In ogni caso, sembra non esserci troppa tranquillità nei pensieri del Primo ministro spagnolo, la crisi è più grave di quanto poteva apparire inizialmente, e non è chiaro quanto questo nuova misura possa aiutare davvero il mercato del lavoro.

Ispirandosi al modello tedesco, il Premier spagnolo ha sottolineato come in Spagna il contratto a tempo parziale raccoglie meno del 10% delle occupazioni rispetto al resto dell’Ue, ed è perciò considerato da Zapatero “un importante giacimento di posti di lavoro”.

Un’altra strategia, introdotta per allontanare definitivamente la crisi, è quella dell’estensione di una forma particolare di contratto per favorire le assunzioni stabili, tramite una riduzione dell’indennizzo per i licenziamenti.

Ulteriori novità sono: l’idea di riduzione della giornata lavorativa e la realizzazione di un piano straordinario per l’impiego dei giovani fino ai 24 anni.

Controcorrente va l’opinione del analista Vincenzo Caccioppoli che su affaritaliani.it, il quale spiega come in Spagna si profili invece il rischio di elezioni anticipate. La crisi economica è sempre più pesante e si fatica a vedere i possibili sviluppi futuri. Sindacati e organizzazioni sociali iniziano a far sentire la loro voce, chiedendo di andare alle urne anticipatamente, rispetto alla data di scadenza prevista nel 2012. Zapatero per ora resiste, anche se appare sempre più isolato nella ricerca disperata di una via d’uscita a una situazione che peggiora di giorno in giorno.

Vedremo quali orizzonti aprirà la riforma lavorativa, tuttavia bisogna essere pronti all’apertura di nuovi scenari, soprattutto in senso negativo.

Emanuele Ballacci

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