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Ue, allarme privacy. Nuove regole per Facebook

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Martedì 9 febbraio l’Unione Europea ha indetto il “Safer Internet Day” per sensibilizzare i giovani a tutelare la loro privacy sul web e, generalmente, la sicurezza online.

La privacy è un argomento di discussione sempre caldo in relazione ad internet e alle nuove tecnologie. Colpevole è soprattutto l’uso scriteriato che molte persone, soprattutto giovani, fanno di Facebook, senza pensare alle conseguenze dei messaggi, delle foto o dei video immessi nel pubblico dominio alla portata di tutti. Perciò la Commissione Europea avverte: “postare oggi una foto scattata ad una festa, può avere conseguenze domani, ad esempio, sul modo in cui un potenziale datore di lavoro valuterà il vostro curriculum”. E a farne le spese potrebbero essere soprattutto i ragazzi che oggi sfidano le convenzioni e postano sui loro profili le informazioni e i commenti più inimmaginabili, senza paura di opinioni o censure.

Un esempio convincente è quello di Marco, romano di 44 anni, separato, che combatte da anni in Tribunale per vedere riconosciuti i suoi diritti di padre. Arrabbiato contro gli assistenti sociali, colpevoli di avergli letteralmente portato via i suoi figli, inveisce contro di loro usando Facebook, citando nomi e cognomi dei responsabili. La sorpresa gli viene comunicata direttamente dal Presidente dell’Ordine degli assistenti sociali: una denuncia per diffamazione a mezzo internet.
Può apparire un mero gioco virtuale ma Facebook potrebbe avere grandi conseguenze sulla vita reale, prima o dopo.

Perciò, “un’internet più sicuro”, è il motto dell’Ue. Da una ricerca della Commissione Ue si evince inoltre che sono quasi 42 milioni gli utenti che in Europa sono attualmente iscritti ai social network, quali Facebook, Myspace e Dailymotion. L’organismo europeo ha emesso la richiesta di una maggiore sicurezza per i minori che si iscrivono a tali siti web, garantendo la loro privacy e proteggendo i loro dati personali da usi impropri.

Un strumento, per salvaguardare bambini e adolescenti, ipotizzato da Viviane Reding, Commissario ai Media, sarebbe quello di nascondere in default i profili dei minorenni e renderli invisibili alle ricerche dei motori quali Google o Bing.

In ogni caso, è in arrivo una regolamentazione per l’anarchia che regna in Facebook, poiché, secondo la Reding, “gli europei hanno il diritto di controllare come vengono utilizzate le loro informazioni personali”.

Emanuele Ballacci