Alfano: Berlusconi non si sottrarrà alla giustizia

“Il governo emanerà un decreto mercoledì mattina, alle 8.30 in Consiglio dei ministri, che ribadirà che la competenza è dei tribunali, in modo da evitare scarcerazioni e stabilizzare il sistema”. Così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, esce dall’imbarazzo causato da una legge inserita nel “pacchetto sicurezza” che rischiava di destare non pochi disguidi nel complesso sistema giudiziario del nostro Paese.

Intervenuto oggi alla trasmissione di Lucia Annunziata, “In mezz’ora”, il ministro Alfano ha passato in rassegna i tanti capitoli del tema giustizia. Partendo dal chiacchierato ddl presentato dal senatore Valentino che suggerisce la limitazione dell’uso delle testimonianze rese dai pentiti di mafia nel corso dei processi. “E’ un caso mediatico più che un caso di sostanza – ha chiosato il responsabile della Giustizia che, in merito al testo avanzato dall’esponente pidiellino, ha aggiunto – Non ne sapevo niente”.

“Non credo che i pentiti siano il Vangelo – ha quindi proseguito Alfano – e bisogna ricordare che solitamente hanno curricula criminali straordinari. Ma bisogna riconoscere che hanno aiutato la giustizia italiana a ricostruire l’organizzazione di Cosa Nostra e a risolvere tantissimi casi complessi che, senza pentiti, non si sarebbero risolti. Stante che sono utili e che sono dei criminali, quindi – ha precisato il Guardasigilli – bisogna maneggiarli con cura”.

E per fugare ogni dubbio: “Io sono contrario ad interventi sulla legislazione in materia di pentiti oggi – ha continuato il responsabile di via Arenula – perché rappresenterebbe un segnale di allentamento di tensione nel contrasto alle mafie che invece noi stiano tenendo alta con la presentazione di un nuovo piano antimafia che ha un’efficacia secondo noi straordinaria”.

Incalzato dalla giornalista, Alfano non ha poi tralasciato il capitolo che riguarda il “legittimo impedimento”. E il presidente del Consiglio “Silvio Berlusconi – ha detto – non si è posto al riparo della giustizia e quando avrà finito di governare si sottoporrà ai processi. Conoscendo la sua indole, Berlusconi andrebbe in tribunale ad argomentare. Quella sul legittimo impedimento – ha proseguito Alfano – non è una legge ad personam. La questione non è se quella legge sia per Berlusconi, la questione di fondo è se in questi anni vi siano state iniziative contra personam. Non è possibile – ha aggiunto il Guardasigilli – che dal momento della sua discesa in campo quest’uomo abbia patito centinaia di indagini e processi”.

“Il Paese si è trovato di fronte ad un bivio – ha precisato il ministro della Giustizia – tra il dovere del presidente del Consiglio di governare e il diritto del cittadino Silvio Berlusconi di difendersi al processo”.

E ha proseguito sul suo ragionamento, scomodando anche spiegazioni “confidenziali”: “Il suo orientamento – ha continuato Alfano riferendosi al premier – sarebbe di andare in tribunale. Ha un’inclinazione mentale da secchione, sta molto sulle carte, studia i faldoni quando deve preparare qualcosa. Ma non si sottrarrà al governo e non si sottrarrà alla giustizia perchè – ha concluso il ministro – quando avrà finito di governare, si sottoporrà ai processi”.

Maria Saporito