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Come si gestisce il personale durante la crisi? Una ricerca ce lo spiega

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Il Training & Development Centre dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con AIDP Associazione Italiana del Personale, nel quadro del programma Cranet, a cui partecipano 40 università in Europa, Giappone e Australia, ha svolto un’indagine per fare chiarezza sulla gestione del personale durante la crisi economica.

Come si gestiscono gli esuberi? Come si affrontano i programmi di ristrutturazione aziendale? Come si struttura la formazione? Sono alcune delle domande che trovano riposte in questa ricerca che ha coinvolto duecento imprese italiane con più di 250 addetti, che ha cercato di fare luce sullo stile manageriale delle risorse umane. Le aziende interpellate dai ricercatori fanno parte di diversi settori: manifatturiero, servizi di base e infrastrutturali, servizi finanziari e innovativi. Le aziende sono sia nazionali che multinazionali con casa madre in Italia oppure estera. Fra le più importanti troviamo Vodafone, Techint, Pirelli, Maire Tecnimont, Gruppo Rewe, Electrolux, Barclays e Prysmian.

Vediamo alcuni dei punti salienti emersi dalla ricerca.

Nel 24,6% dei casi, le aziende ritengono che la priorità in tempo di crisi sia quella della riduzione dei costi, quindi le loro politiche del personale tenteranno di conciliare la gestione delle risorse umane con questa esigenza. Fra queste, per il 18,45% delle aziende, le politiche di riduzione dei costi riguardano azioni mirate al recupero della produttività e alla riduzione del costo del lavoro, mentre per il 6,15% investimenti in tecnologie informatiche. Per un altro 24,87%, invece, durante la crisi è importante concentrarsi sull’accrescimento delle competenze della forza lavoro.

Fra le aziende intervistate, il 15% ha operato una qualche riduzione di organico, che, dove è avvenuta, ha riguardato più del 10% degli addetti. Nella maggior parte dei casi, (il 76,9%) si sono utilizzate le dimissioni incentivate, seguite dal mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato (68% dei casi) e dai licenziamenti collettivi (40% dei casi). È da notare che il taglio degli addetti è stato sempre accompagnato da un incremento degli investimenti in formazione, rivolta soprattutto alle figure operaie.

Uno dei risultati salienti della ricerca è che le aziende multinazionali, indipendentemente dal fatto che abbiano sede italiana o estera, erogano più formazione rispetto alle aziende nazionali, denotando una maggiore attenzione nei confronti della qualificazione del proprio personale. Le imprese nazionali erogano in media 3,7 giorni di formazione per dipendente, mentre le multinazionali estere in Italia 4,4. Le multinazionali con casa madre in Italia ne erogano invece 4,3.

Un importante aspetto della gestione del personale riguarda le politiche di pari opportunità fra uomini e donne. Relativamente a questo punto, la ricerca ha messo in luce che gli interenti atti a favorire l’uguaglianza fra uomini e donne nel mondo del lavoro risultano essere ancora troppo sporadici. Solo il 5,4% delle aziende mette in pratica programmi atti a favorire il rientro delle donne nel mercato del lavoro attraverso programmi specifici di selezione, mentre il 6% prevede percorsi di carriera volti a favorire la parità di opportunità fra uomini e donne. Il 17% delle aziende, invece, prevede programmi di formazione fornita alle dipendenti donne.

Vediamo ora più da vicino l’organizzazione della direzione delle risorse umane all’interno delle aziende.

Solo nel 9,5% delle aziende il direttore delle risorse umane partecipa al Consiglio di Amministrazione, ben più alta è la partecipazione al Comitato di Direzione, che sale all’85% dei casi.

Solo nel 57% delle aziende le politiche del personale vengono rese esplicite e formalizzate in un documento che verrà poi diffuso fra gli stakeholders. Questo accade in misura maggiore fra le aziende multinazionali che fra le aziende italiane, all’interno delle quali le strategie di governance delle risorse umane tende a rimanere implicita.

«I risultati della ricerca Cranet 2009 in Italia – ha spiegato Raoul Nacamulli, coordinatore del gruppo di ricerca Bicocca Training & Development Centre – confermano il ruolo chiave rivestito dalla gestione delle risorse umane nelle imprese italiane. Ciò mette in luce come le sfide della crisi possono essere superate dalle aziende solo e soltanto assumendo una prospettiva “ambidestra” che da un lato sia attenta all’efficienza ed alla produttività e dall’altro punti su investimenti, mirati consapevoli, sulle conoscenze e sulla motivazione delle persone che costituiscono una componente importante del patrimonio delle imprese».

Elena Meurat