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Da Al Quaeda nuovi ultimatum per ostaggi occidentali

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Sergio Cicala, ostaggio dell' Aqmi

Il gruppo di Al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi) ha trasmesso, attraverso una nota diffusa su Internet, le ultime condizioni che dovrebbero consentire il rilascio di Sergio Cicala e della moglie, Philomene Kaboré (originaria del Burkina Faso), rapiti lo scorso 18 dicembre mentre percorrevano in auto la strada che unisce la città di Kobeny (a circa mille chilometri dalla capitale Nouakchott) al vicino Mali.

“Diamo al governo italiano – si legge nel comunicato pubblicato su un sito fondamentalista il 4 febbraio – 25 giorni di tempo. I mujaheddin hanno chiesto il rilascio dei nostri prigionieri in cambio della liberazione di Sergio Cicala. I nomi dei detenuti da liberare sono stati consegnati al negoziatore italiano”.

Indicazioni precise, quelle dettate dalla costola nord africana dell’organizzazione terroristica, che mirano alla liberazione di 4 capi bastione detenuti nelle carceri di Mali. Una certa preoccupazione l’ha destata, tra l’altro, la completa mancanza, all’interno della minacciosa comunicazione, di ogni riferimento alla moglie di Sergio Cicala.

“Mi auguro – ha commentato il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica – che valga l’idea che siccome in quel mondo la donna è considerata un oggetto, la moglie del signor Cicala non venga considerata come una persona. Io spero che il ragionamento valga per entrambi e ci adopereremo per far tornare sani e salvi tutti e due“.

Nelle mani dei terroristi nordafricani si trova anche un cooperante francese, Pierre Camatte, rapito il 25 novembre. Su di lui gravava un ultimatum scaduto domenica scorsa che è stato prorogato fino al 20 febbraio. “Una volta che questo termine supplementare prezioso sarà esaurito – hanno comunicato gli esponenti di Aqmi –  faremo tutto ciò che dobbiamo. La Francia e il Mali dovranno prendersi la loro piena responsabilità riguardo alla vita dell’ostaggio se le richieste non saranno esaudite”.

Poche, invece, le indicazioni che riguardano gli altri 3 cooperanti spagnoli ostaggi della cellula terroristica. Francia, Spagna e Italia stanno comunque effettuando sforzi congiunti in Mauritania e Mali, al fine di ottimizzare gli interventi tesi a individuare il rifugio dei terroristi maghrebini senza compromettere l’incolumità dei loro connazionali.

Maria Saporito